SURRENTINA – CASTRI MARIS vel STABIENSIS

Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei Francisci Xaverii Petagna
Episcopi Castri Maris
Fundatoris Congregationis Sororum a Ss.Cordibus
(1812-1878)

Super Virtutibus

«La preghiera è il pane quotidiano di cui deve sostentarsi lo spirito della Chiesa e di ogni fedele; quella respirazione di cui si alimenta ogni giorno la nostra vita».

Queste parole, che il Servo di Dio Francesco Saverio Petagna rivolse al suo popolo, esprimono la sua personale esperienza spirituale e il suo orientamento pastorale. Uomo di fede profonda e convinta, con incondizionata speranza si era affidato alle mani di Dio e in Dio cercava la sua forza, soprattutto nell’ora dell’amarezza e della preoccupazione. Tenacemente legato alla preghiera, ogni giorno l’alba nascente lo trovava assorto nella lode al Signore e nella meditazione delle verità eterne. Celebrava con ardore serafico il sacrificio eucaristico e il Cuore di Cristo, Agnello Immacolato, era al centro del suo mondo interiore. Nutriva una devozione speciale per la Madre di Dio e volle essere presente in Roma in occasione della proclamazione del dogma dell’Immacolata nel 1854. La sua pietà fecondava un instancabile zelo, che si intensificò con il procedere degli anni.

Il Servo di Dio nacque a Napoli il 13 dicembre 1812, quintogenito di Domenico Petagna, orafo, e di Angelica Cataldo. Fu battezzato il giorno della nascita. Il dono della fede, ricevuto in seno alla famiglia profondamente cristiana, fu luce che lo guidò fin dall’infanzia verso l’ adempimento gioioso dei suoi doveri e la scoperta della sua vocazione. Ricevuta la Cresima il 5 marzo 1827, nel maggio successivo accolse l’ invito del Signore al sacerdozio ed entrò nel Seminario Arcivescovile di Napoli. Completato l’iter formativo, fu ordinato presbitero il 19 dicembre 1835, a 23 anni con dispensa sull’età. Trascorse i primi anni di ministero, fino al 1849, a Napoli dedicandosi con zelo a diversi impegni: la predicazione, gli incontri serali con i fedeli, specialmente giovani, il servizio pastorale dei malati gravi e dei carcerati, l’educazione e la tutela delle ragazze povere e orfane. Fu inoltre docente di Sacra Scrittura e di Teologia dogmatica ai giovani chierici del Seminario locale. Nell’esercizio del ministero evidenziò un comportamento ispirato alle virtù che caratterizzano l’ apostolo: la ricerca sincera della verità alla luce della dottrina evangelica, la pazienza longanime, la mansuetudine affabile, la prudenza discreta, il fervore delle opere, la purezza dello stile di vita, l’amore ardente a Dio e al prossimo. Accanto a questo rilevante zelo apostolico, la personalità del Servo di Dio si manifestava e si profondeva anche nell’ impegno culturale, la sua vera passione. Intelligenza acuta, fin da giovane si era interessato di scienza e di filosofia e, insieme con altri colleghi, nel 1841 fondò la rivista cattolica La scienza e la fede, con l’obiettivo di dimostrare, nel dibattito culturale del tempo, la compatibilità tra le discipline scientifiche e il sapere teologico.

L’11 gennaio 1850 venne nominato Vescovo di Castellammare di Stabia dal re Ferdinando II di Borbone, nomina confermata dal Papa Pio IX il 20 maggio successivo. Il 16 giugno 1850, a Napoli, fu consacrato Vescovo dal Servo di Dio il Cardinale Sisto Riario Sforza. Il medesimo giorno indirizzò ai suoi diocesani la prima Lettera pastorale, nella quale tracciava il programma del suo ministero episcopale: quello di rinnovare la vita cristiana e di accendere in tutti, clero e fedeli, l’ideale della santità. Il 24 giugno successivo fece l’ingresso nella diocesi. Rivolse le sue prime cure al seminario, in vista della formazione del giovane clero. Intensa fu la sua promozione della predicazione della Parola di Dio e dell’istruzione dei fedeli, delle attività caritative a favore dei poveri e degli emarginati. Vescovo zelante e operoso, prestò particolare attenzione ai problemi sociali e politici del suo tempo, dando esempio di vita semplice e povera.

Nel 1860, in seguito ai moti che portarono all’unità d’Italia, fu inviato in esilio a Marsiglia, dove rimase fino al 1865, lasciando esempio di ammirabile semplicità, rivelandosi pastore solerte nella predicazione continua, nell’assiduità al confessionale e nell’amministrazione dei sacramenti, lasciando una traccia indelebile nella memoria storica. Anche da lontano non dimenticò la sua diocesi, continuando assiduamente a seguirne le vicende ecclesiali e sociali. Finalmente, dopo un breve periodo di permanenza a Roma, il 14 dicembre 1866 potette rientrare nella sua Chiesa locale e riprendere con rinnovato slancio il suo ministero. Anzi, proprio gli ultimi dodici anni di episcopato furono i più ricchi di realizzazioni. Il Servo di Dio si adoperò nel far sorgere fondazioni per rispondere alle esigenze dell’ epoca e promosse con particolare vigore la pastorale familiare. Nel 1869-1870 partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano I, durante il quale difese il dogma dell’infallibilità pontificia. L’anno seguente fondò l’Istituto delle Vittime dei Sacri Cuori, oggi Congregazione delle Religiose dei Sacri Cuori, e per questa comunità scrisse le regole e costituzioni. Era costantemente presente sul territorio diocesano e spesso visitò i parroci, amministrò i sacramenti, si rese pienamente disponibile nei momenti difficili, come quelli delle ricorrenti epidemie di colera. La sua ardente carità fu sempre la forza morale che lo spinse a realizzare tutte le opere del suo apostolato e di promozione umana. Affetto da leucemia, il Servo di Dio accettò con serenità quest’ultima prova. Morì a Castellammare il 18 dicembre 1878. Il suo funerale vide una notevole e sentita partecipazione dei fedeli, segno di una fama di santità che lo aveva accompagnato in vita e che andò crescendo dopo la morte. Il 15 dicembre 1907 i suoi resti mortali furono traslati nella cattedrale.

In forza di questa fama, il Processo di beatificazione e canonizzazione fu aperto ufficialmente in diocesi l’11 febbraio 1966 e si svolse in due fasi, dal 1967 al 1970 e dal 1990 al 1992; la Congregazione delle Cause dei Santi il 25 marzo 1994 ne ha riconosciuto la validità. Preparata la Positio, la Causa è stata valutata con esito positivo dai Consultori Storici nella seduta dell’8 maggio 2001 e dai Consultori Teologi nel Congresso Peculiare dell’11 novembre 2011. I Padri Cardinali e Vescovi nella Seduta Ordinaria del 20 novembre 2012, presieduta da me, Card. Angelo Amato, hanno riconosciuto il grado eroico delle virtù teologali, cardinali ed annesse esercitato dal Servo di Dio.

Presentata dunque un’accurata relazione di tutte queste fasi da parte del sottoscritto Cardinale Prefetto al Sommo Pontefice Benedetto XVI, lo stesso Santo Padre, ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, in data odierna ha dichiarato: Constano le virtù teologali della Fede, della Speranza e della Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché delle virtù cardinali della Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e delle virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Francesco Saverio Petagna, Vescovo di Castellammare di Stabia e Fondatore della Congregazione delle Suore dei SS. Cuori, per il caso e le finalità di cui si tratta.

Infine ordinò che questo decreto fosse pubblicato e trascritto negli Atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

Dato a Roma, il 20 dicembre 2012.
ANGELO Card. AMATO, S. D. B.
Prefetto
+ MARCELLO BARTOLUCCI
Arcivescovo tit. di Bevagna Segretario