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Regole Originali

Povertą (dall'84 al 94)

84. Facendo riflettere una volta il padre Luigi Granata al venerabile P. Maestro Giovanni d’Avila che S. Francesco d’Assisi aveva amato e raccomandato la povertà per due i,in beni che si trovano in lei: l’uno è il tagliar la radice di tutti i mali che è la cupidigia; e l’altro perché il religioso resta libero a meglio occuparsi nella contemplazione delle celesti, rispose quel gran Servo di Dio: «che la principal ragione del glorioso Padre S. Francesco era l’amor grande e molto tenero che portava a Cristo: e per questo vedendolo nascere e vivere così povero, che non aveva sopra il che poggiare la sua testa, e soprattutto morir nudo in croce, non poteva egli aggiustarsi a vivere e morire altrimenti, che come il suo diletto ed amato Signore visse e morì».

85. E qui giova assai il riflettere che Iddio in quelle anime che premurose imitano la povertà del loro sposo Gesù, non manca infondere tale unzione di grazia da farle saggiare un gaudio inesprimibile sulla terra.

86. Parlando S. Teresa dello stato miserabilissimo in cui versava di estrema penuria di tutto, insieme con le sue religiose nella fondazione del Monastero di Toledo s’esprime in questi sensi: «Quella povertà in cui ci trovavamo riempivaci di tanta consolazione e gioia, che io non posso rammentarmene senza ammirare i gran tesori che Dio nasconde nelle virtù; ma poco durò quel contento essendo ben presto fornito di tutto della altrui carità. lo non sentii nell’animo mio minor pena di quella che provasse un avaro nell’essergli rapito un oggetto d’assai grande valore, e non meno fu grande quella delle mie compagne. Così chiedendo loro il perché dell’esser loro sì triste: E come non esserlo, Madre, mi risposero, mentre ci sembra di non più esser povere? Da quel giorno crebbe tanto il mio amore per la povertà, e talmente mi sentii elevata al di sopra d’ogni desiderio di cose temporali, che queste mi appariscono indegne di esser considerate, pensando che il vantaggio d’esserne prive mette l’anima in tale stato di tranquillità da non aver bisogno di nulla).

87. A chi poi volesse conoscere la misura dello studio a mettersi da una religiosa per acquistare la vera virtù della povertà ascolti quello che dice in proposito il P. La Colombiere: «Rappresentatevi con quante cure si occupa un avaro ad aumentare e conservare il suo tesoro: ecco in certa guisa il modello d’una vera religiosa riguardo alla povertà. Se ella vuole che G. Cristo viva nel suo cuore, se desidera di giungere alla perfezione del suo stato, la povertà deve essere il suo tesoro; deve avere per essa le medesime premurose cure che ha l’avaro per le sue ricchezze».

88. Concludiamo con riflessione pratica dell’amabile S. Francesco di Sales: «La rinunzia d’ogni proprietà e l’esatta comunità d’ogni cosa è un punto di grandissima perfezione.. Le religiose sono in estremo pericolo di lasciar d’esser sante, quando contraddicono e s’oppongono all’introduzione di un’osservanza sì santa;... che rende le Religiose ricche nella loro povertà, e perfettamente povere nelle loro ricchezze; essendo il mio e il tuo le due parole, le quali come dicono i Santi, hanno posto in rovina la carità.

89. Niente serve a dire il nostro velo, la nostra veste, le nostre camicie, se in effetto l’uso loro non è indifferente e comune a tutte le Monache; essendo poca cosa le parole, se gli effetti non corrispondono. E come può essere, ditemi, comune una cosa, di cui non me ne servo che io?

90. Veggo che tutta la difficoltà di questo articolo si riduce alla delicatezza di alcune Monache circa le camicie e biancheria; resto ammirato che il bucato non basta per questo effetto,.. Certamente che se il delicato si offende di portare un panno lavato, perché è stato portato da un fratello cristiano innanzi che fosse lavato, non so come ardisca egli dire che ama il suo prossimo come se stesso. Bisogna che egli abbia un grande amor proprio, che lo faccia stimare così netto in paragone degli altri!»

91. Richiede poi il Santo che quest’anima povera di tutto, sia ben disposta a qual si voglia disagio che potesse occorrere in conseguenza della medesima povertà. Non basta, ei dice, non basta certamente d’essersi fatto religioso, e di aver lasciato tutto per rendersi povero se dopo si arriva a volere che nessuna cosa ci manchi.

92. Fare il voto di povertà e non voler risentire incomodo alcuno, ma desiderare, nonostante il voto, d’aver i suoi comodi come prima: ah! che una tal povertà è imperfetta e a Dio disgustosa.

93. Al certo che non è di questa povertà che Nostro Signore intende parlare: e non è quella che Egli ed i Santi suoi hanno praticato! Egli è morto nudo sopra la croce, ed i suoi santi lo hanno imitato abbandonando tutto e coraggiosamente esponendosi a soffrire tutti i disagi che la povertà seco porta.

94. Adunque le Religiose Vittime dei SS. Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria si daranno con più alta perfezione secondo richiede lo spirito del loro Istituto, all’acquisto di sì cara virtù mediante l’esatta osservanza delle seguenti regole.
1) Nell’istituto delle Vittime si osserverà sempre comunità perfetta, né quelle saranno mai proprietarie di cosa alcuna che è nella casa; ma tutti gli oggetti di questa saranno di uso comune. Non si permetterà l’uso d’alcuno oggetto prezioso a meno che non fosse addetto alla Cappella per uso del Culto.
2) Metteranno le Vittime ogni studio a ben custodire ogni cosa perché proprietà della comunità, e nulla fare che potesse farne sprecare più del necessario. S. Benedetto voleva che tutti gli oggetti, parimenti come i vasi consacrati per l’altare, fossero tenuti in conto di santificati come cosa di Dio nella sua casa.
3) Baderanno che il dare o ricevere qualunque minima cosa è una ferita fatta al voto di povertà. Solo sarebbe permesso quando per ragionevoli motivi sarà permesso dall’ubbidienza.
4) Ciascuna religiosa baderà bene non usar mai le parole mio e tuo; ma di ogni oggetto dirà sempre nostro e vostro.
5) Non dirà mai parole di lamento ove abbia cosa di meno, o più tardi o più vile di quella che potesse avere un’altra, dovendo ciascuna tenersi a gara come la più povera di tutte.
6) Al principio di ogni anno si farà cambiamento di stanza, di celle e di posti secondo sarà designato dall’ubbidienza. A meno che la superiora non disponesse diversamente per talune a motivo di salute, d’ufficio o d’altro. Si lascerà tutto a suo posto, anche libri, rosarii, immagini, quali similmente si troveranno nella nuova cella dove si andrà.
7) Non saranno mai sollecite dell’avvenire; ma abbandonate interamente nelle mani di quel Dio che ha promesso far mancar il necessario pel corpo a chi ben s’occupa dell’anima, anzi esser prodigo di più temporali doni a chi i v’è attaccato col cuore.
8) Ciascuna come vera povera, l’uso del necessario alla terrà concesso a gran carità. E per giungere a questo spogliamento cerchi di prender di mira la povertà del suo sposo Gesù nella stalla di Betlemme, sulla Croce ed in sacramento.