Regole Originali
Obbedienza (dal n. 62 al 72)
62. L’ubbidiente non guarda affatto in costui la sua età, i suoi talenti, le sue maniere, le sue attrattive, le sue influenze, ma unicamente la persona che rappresenta. Allora come molle cera liquefatta al fuoco dell’amore dopo lasciato imprimere il suggello di Gesù nel cuore coll’amarlo, sel farà anche imprimere sul braccio coll’operare per cara obbedienza.
63. Il Superiore del monastero, dice al nostro proposito 5. Benedetto, fa le veci di Cristo. Quindi S. Basilio e S. Bernardo applicano come dette a tutti i superiori le parole di Cristo: « Chi ascolta voi ascolta Me, chi disprezza voi disprezza Me». Laonde con un devoto abate conviene ripetere: «Chi obbedisce ai superiori nello stato religioso, obbedisce a Dio stesso. Quasi non più si ravvisa in quelli il carattere dell’uomo: l’arbitro delle nostre volontà manifesta quella di Dio, I suoi ordini sono sacri oracoli; i suoi avvertimenti, consigli dell’Altissimo; la sua voce, voce del Signore; le sue leggi, decreti del Legislatore supremo. Egli parla ed è Dio che comanda, che concede, che rifiuta, che prende, che istruisce, che consola, che governa. Il religioso si sottomette, ed allora eseguisce appunto i comandamenti di Dio, sono adempiute le volontà di Lui, sono attuate le sue intenzioni; insomma come se Gesù Cristostesso apparisse, e con la sua propria bocca intimasse i suoi ordini.
64. Anzi v’è di più, se potesse supporsi un’apparizione tale mera illusione di fantasia, mai però l’ubbidiente potrrebbe andare illuso nella sua ubbidienza, che è fondata sulla parola infallibile di Dio. Non può a meno allora l’ubbidiente’, giusta la parola dello Spirito Santo nei Proverbi, riuscir vittorioso su di tutto. Riporterà vittoria sugli avvenimenti esterni, chè non vi riconosce che il divin beneplacito; sull’amor proprio interno avendone demolito l’altare della propria volontà; sulla carne che ha perduto il fomento dello spirito; sul mondo a cui ha fatto ampia rinunzia; sul demonio che ha perduto con chi cospirare internamente; sulla vita, di cui egli si è formata una mistica morte; sulla morte, col di cui estremo anelito egli comincia la vera vita; su Dio medesimo, che ha promesso far dono di sua divina volontà in cielo a coloro che immoleranno per Lui la loro volontà sulla terra.
65. Da questo naturalmente risulta che il vero ubbidiente sarà il più grande virtuoso. S. Agostino riconosce nell’ubbidienza la sorgente e la madre delle virtù; e ciò soggiunge appunto S. Gregorio perché tutte le produce e le custodisce. In quella sarà la giustizia, riparandosi coll’obbedienza al cattivo uso fatto di nostra libertà. L’umiltà, perché sottomettendoci interamente riconosciamo la nostra estrema bassezza. La pazienza, rassegnandoci a tutto ciò che verrà imposto di penoso alla nostra natura. La prudenza, col lasciar la guida cieca che è ognuno a se stesso, e farsi guidare da chi è illuminato da Dio. La penitenza, accettando i più duri comandi in isconto dei nostri falli. La mortificazione, reprimendo i moti dell’amor proprio a riuscir sottomessi. La dolcezza, col cedere ai superiori si guadagna l’abito a farlo con tutti. La discrezione, perché siamo infrenati nei limiti dei nostri doveri. La fede, vedendo l’autorità di Dio nei nostri superiori. La speranza, col diffidar di noi, confidiamo più in Dio e da Lui ci aspettiamo più potenti soccorsi. La carità, poiché coll’ubbidienza facciamo il massimo dei sacrifici ch’è quello della nostra libertà.
66. Che se la virtù dell’ubbidienza è in sè la madre generatrice di tutte le virtù, per le Vittime dei SS. Cuori è assolutamente e in modo tutto speciale il perno su cui s’aggira tutta la loro vita, il balsamo di cui debbono andar profumati tutti i loro respiri, il fondamento su cui s’innalza tutto l’edificio di loro sante operazioni, insomma lo spirito essenziale d’ogni loro operazione. Quando l’anima giunge a perdere interamente la propria volontà in quella di Dio, avendola estinta e seppellita nella tomba dell’ubbidienza, secondo il linguaggio di S. Giovanni Climaco, allora ella non vive più di sua vita propria ma vivendo la vita del suo sposo divino, addiviene un olocausto perfetto, una perfetta vittima immolata a Dio con Gesù Cristo.
67. Il cuore di questo Verbo fatto carne non faceva nienle da sè ma tutto lasciava fare in lui alla volontà di suo Padre; questa era il cibo che l’alimentava nella sua vita; questa il regolatore dei suoi palpiti, questa il rigoroso movente che l’ebbe esinanito e lo trasse alle agonie, alla passione, alla morte, ed alla morte di croce. In questo divino modello formaronsi i due Cuori di Maria e di Giuseppe e furono le due prime perfette vittime che immolarono intera la loro volontà con quella di Gesù.
68. E potrebbe poi un’anima pretendere mai di chiamarsi ed essere vittima dei SS. Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria senza voler veramente morire alla propria volontà per vivere unicamente in quella di Dio? Se deve vivere una vita di sacrificio e così essere vittima vivente, deve contrassegnare con quella i giorni, le ore, i momenti; e così ogni passo per lei, ogni parola, ogni azione sarà un atto di ubbidienza e perciò una nuova immolazione. Così tutti i momenti del viver suo che sono spesi e contrassegnati col suggello dell’ubbidienza, perché niente pensa, niente dice, niente fa che non sia a norma della santa obbedienza formano una catena di prolungato sacrificio nella quale l’ultimo anello rannoda alla croce il paradiso.
69. Ma questo prima di perfezionarsi nel cielo comincerà dalla terra. Ed avventurata davvero sarà, la Comunità delle Vittime, dove le Religiose tutte saranno beate serve di Dio che stanno sempre avanti al!a sua presenza, come diceva la Regina Saba dei servi del Re Salomone; saranno in particolar modo cittadine dei Santi e familiari nella casa di Dio, come si esprime l’Apostolo; ministre applicate a far sempre la sua santissima volontà, secondo parla il salmista; angeli attorno al suo divin trono sempre intenti ad accogliere i cenni della sua voce, sempre pronti ad eseguire ogni suo verbo, giuste le parole di Davide.
70. Conservandosi lo spirito dell’Istituto ogni Vittima entra nelle vedute dei Superiori, ne segue le intenzioni, ne previene i desideri, apre loro il proprio cuore, svela le interne sue pene, s’abbandona alla di loro condotta, si calma ai loro cenni, tutto accetta dalle loro mani, niente fa se non voluto da loro. Insomma a dirla in breve, la vera vittima è un’anima ben risoluta di morire alla propria volontà, sempre lieta e vigorosa nell’intrapresa carriera, non cammina ma vola sulle ali dell’ubbidienza e sormontando ostacoli, non guardando a pericoli, beffandosi delle voci di nostra natura ribelle, si eleva a regioni altissime di perfezione.
71. Che se poi fra le Vittime vi fosse una debole ritenuta zoppicante nell’obbedienza, sarebbe una dissonanza nell’armonia. Peggio poi se qualcuna fosse ribelle all’ubbidienza, sarebbe chiamata da S. Antonio ubriaca di sua volontà, dal Tritennio apostata e diabolico mostro, da S. Benedetto cuore corrotto ed abominevole agli occhi di Dio, dai Proverbi testimone bugiardo nella sua opposizione alla divina verità, dallo stesso Spirito Santo nel libro dei Re, infedele idolatra che adora l’idolo del proprio arbitrio.
72. Acciocchè mai nell’avvenire avesse ad incogliere tanta sciagura all’istituto delle Vittime dei SS. Cuori di Gesù di Giuseppe e di Maria, s’applicheranno tutte indefessamente a ben ponderare, approfondire e premurosamente osservare le seguenti Regole:
I) Oltre l’ubbidienza dovuta al Vescovo, al Superiore Sacerdote ed al proprio Confessore, le novizie dipenderanno dalla loro maestra, le probande dalla loro Prefetta o Viceprefetta, le converse parimenti dalla loro Prefetta, e tutte dalla Madre Superiora di tutta la Comunità.
2). Riguarderanno soltanto l’autorità di Dio in loro senza mai lasciarsi guidare da affezione naturale, né spingere dalle loro buone qualità o arrestare dai loro difetti.
3) Si tengano indifferenti a quanto Iddio vorrà disporre di per mezzo dei superiori. Perciò si astengano dal far pervenire a questi per vie indirette i propri desideri, sia per uffici da occupare, sia per azioni da compiere. Sarebbe allora far piegare la volontà dei superiori alla loro, perdendo il merito dell’ubbidienza.
4) si terranno disposte nel loro interno quasi in un’abituale prontezza e sul punto di ascoltare sempre la voce di Dio sensibile sia per la bocca dei Superiori, sia per mezzo dei segni comuni per cui saranno chiamate.
5) Ubbidiranno prontamente senza pigrizia, senza replica, senza scusa, dovunque, sempre e in tutto ciò che sarà loro imposto dai superiori, per amore di Dio, di cui questi sono i rappresentanti. E se credono aver buone ragioni in coscienza a far differentemente, non è loro proibito dichiararle sommessamente ad essi e starsi poi tranquille alla loro qualsiasi decisione che debbono prontamente eseguire.
6) Osserveranno con gran semplicità e ciecamente il disposto dall’ubbidienza senza mai arrestarsi internamente a discutere o sofisticare sul perché, e sulla ragionevolezza delle cose superiormente ordinate. Tutti i santi ed i maestri della vita spirituale fortemente raccomandano questa ubbidienza cieca.
7) Eseguiranno alla lettera il tutto imposto dall’ubbidienza senza mai darvi interpretazioni conformi al proprio gusto od inclinazioni, quali non mancherà di suggerire la nostra industriosa natura.
8) Stiano accorte non solo ad accettare con la volontà ma anche ad approvare con l’intelletto ogni cosa comandata e riconoscendola a lume di fede come parto della divina volontà, giudicarla migliore di ogni altra cosa che si fosse potuto comandare in quell’occasione. E questa, dice Cassiano, la vera pratica a divenire sapienti facendosi stolto, giuste le parole dell’Apostolo: Stultus fiat ut sit sapiens.
9) Allorchè per la natura che ripugna o pel demonio che tenta, provano rincrescimento al principio o in progresso dell’opera voluta dall’ubbidienza, si mettano davanti agli occhi Gesù con la croce sulle spalle che le invita a seguirlo più oltre, e sentiranno nuova lena a perseverare sino alla fine con diletto e con gioia.
10) Stiano attentissime a non muovere mai lamento, né mormorare sia tra sè, sia con altre, sia internamente, sia esternamente. Sarebbe, rifletteva Agostino, sulle parole dell’Ecclesiastico, come la ruota del carro che stride sotto il carico di fieno ed è il cuore di un religioso stolto che sotto l’ubbidienza va mormorando.
11) Se avranno per poco esitato o addotto una scusa per interna ripugnanza ad ubbidire, si metteranno subito in ginocchio chiedendo perdono e qualche salutare penitenza a sentire migliore sprono all’ ubbidienza in avvenire.
12) S’applichino, come dicono i Proverbi, a meditar l’ubbidienza (mens iusti meditatur oboedientiam) con lo studiare i desideri, indovinare le volontà, prevenire i comandi dei loro Superiori.
13) Abbiano infine le Vittime sempre nella mente e nel cuore l’ubbidienza tanto amata e praticata dai tre Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria. E soprattutto non perdano di mira Gesù nel Sacramento, che al cenno dell’uomo vi discende dal cielo e si lascia prendere, portare, riporre nel Tabernacolo dalle sue mani per darci un tipo di perfetta obbedienza.
63. Il Superiore del monastero, dice al nostro proposito 5. Benedetto, fa le veci di Cristo. Quindi S. Basilio e S. Bernardo applicano come dette a tutti i superiori le parole di Cristo: « Chi ascolta voi ascolta Me, chi disprezza voi disprezza Me». Laonde con un devoto abate conviene ripetere: «Chi obbedisce ai superiori nello stato religioso, obbedisce a Dio stesso. Quasi non più si ravvisa in quelli il carattere dell’uomo: l’arbitro delle nostre volontà manifesta quella di Dio, I suoi ordini sono sacri oracoli; i suoi avvertimenti, consigli dell’Altissimo; la sua voce, voce del Signore; le sue leggi, decreti del Legislatore supremo. Egli parla ed è Dio che comanda, che concede, che rifiuta, che prende, che istruisce, che consola, che governa. Il religioso si sottomette, ed allora eseguisce appunto i comandamenti di Dio, sono adempiute le volontà di Lui, sono attuate le sue intenzioni; insomma come se Gesù Cristostesso apparisse, e con la sua propria bocca intimasse i suoi ordini.
64. Anzi v’è di più, se potesse supporsi un’apparizione tale mera illusione di fantasia, mai però l’ubbidiente potrrebbe andare illuso nella sua ubbidienza, che è fondata sulla parola infallibile di Dio. Non può a meno allora l’ubbidiente’, giusta la parola dello Spirito Santo nei Proverbi, riuscir vittorioso su di tutto. Riporterà vittoria sugli avvenimenti esterni, chè non vi riconosce che il divin beneplacito; sull’amor proprio interno avendone demolito l’altare della propria volontà; sulla carne che ha perduto il fomento dello spirito; sul mondo a cui ha fatto ampia rinunzia; sul demonio che ha perduto con chi cospirare internamente; sulla vita, di cui egli si è formata una mistica morte; sulla morte, col di cui estremo anelito egli comincia la vera vita; su Dio medesimo, che ha promesso far dono di sua divina volontà in cielo a coloro che immoleranno per Lui la loro volontà sulla terra.
65. Da questo naturalmente risulta che il vero ubbidiente sarà il più grande virtuoso. S. Agostino riconosce nell’ubbidienza la sorgente e la madre delle virtù; e ciò soggiunge appunto S. Gregorio perché tutte le produce e le custodisce. In quella sarà la giustizia, riparandosi coll’obbedienza al cattivo uso fatto di nostra libertà. L’umiltà, perché sottomettendoci interamente riconosciamo la nostra estrema bassezza. La pazienza, rassegnandoci a tutto ciò che verrà imposto di penoso alla nostra natura. La prudenza, col lasciar la guida cieca che è ognuno a se stesso, e farsi guidare da chi è illuminato da Dio. La penitenza, accettando i più duri comandi in isconto dei nostri falli. La mortificazione, reprimendo i moti dell’amor proprio a riuscir sottomessi. La dolcezza, col cedere ai superiori si guadagna l’abito a farlo con tutti. La discrezione, perché siamo infrenati nei limiti dei nostri doveri. La fede, vedendo l’autorità di Dio nei nostri superiori. La speranza, col diffidar di noi, confidiamo più in Dio e da Lui ci aspettiamo più potenti soccorsi. La carità, poiché coll’ubbidienza facciamo il massimo dei sacrifici ch’è quello della nostra libertà.
66. Che se la virtù dell’ubbidienza è in sè la madre generatrice di tutte le virtù, per le Vittime dei SS. Cuori è assolutamente e in modo tutto speciale il perno su cui s’aggira tutta la loro vita, il balsamo di cui debbono andar profumati tutti i loro respiri, il fondamento su cui s’innalza tutto l’edificio di loro sante operazioni, insomma lo spirito essenziale d’ogni loro operazione. Quando l’anima giunge a perdere interamente la propria volontà in quella di Dio, avendola estinta e seppellita nella tomba dell’ubbidienza, secondo il linguaggio di S. Giovanni Climaco, allora ella non vive più di sua vita propria ma vivendo la vita del suo sposo divino, addiviene un olocausto perfetto, una perfetta vittima immolata a Dio con Gesù Cristo.
67. Il cuore di questo Verbo fatto carne non faceva nienle da sè ma tutto lasciava fare in lui alla volontà di suo Padre; questa era il cibo che l’alimentava nella sua vita; questa il regolatore dei suoi palpiti, questa il rigoroso movente che l’ebbe esinanito e lo trasse alle agonie, alla passione, alla morte, ed alla morte di croce. In questo divino modello formaronsi i due Cuori di Maria e di Giuseppe e furono le due prime perfette vittime che immolarono intera la loro volontà con quella di Gesù.
68. E potrebbe poi un’anima pretendere mai di chiamarsi ed essere vittima dei SS. Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria senza voler veramente morire alla propria volontà per vivere unicamente in quella di Dio? Se deve vivere una vita di sacrificio e così essere vittima vivente, deve contrassegnare con quella i giorni, le ore, i momenti; e così ogni passo per lei, ogni parola, ogni azione sarà un atto di ubbidienza e perciò una nuova immolazione. Così tutti i momenti del viver suo che sono spesi e contrassegnati col suggello dell’ubbidienza, perché niente pensa, niente dice, niente fa che non sia a norma della santa obbedienza formano una catena di prolungato sacrificio nella quale l’ultimo anello rannoda alla croce il paradiso.
69. Ma questo prima di perfezionarsi nel cielo comincerà dalla terra. Ed avventurata davvero sarà, la Comunità delle Vittime, dove le Religiose tutte saranno beate serve di Dio che stanno sempre avanti al!a sua presenza, come diceva la Regina Saba dei servi del Re Salomone; saranno in particolar modo cittadine dei Santi e familiari nella casa di Dio, come si esprime l’Apostolo; ministre applicate a far sempre la sua santissima volontà, secondo parla il salmista; angeli attorno al suo divin trono sempre intenti ad accogliere i cenni della sua voce, sempre pronti ad eseguire ogni suo verbo, giuste le parole di Davide.
70. Conservandosi lo spirito dell’Istituto ogni Vittima entra nelle vedute dei Superiori, ne segue le intenzioni, ne previene i desideri, apre loro il proprio cuore, svela le interne sue pene, s’abbandona alla di loro condotta, si calma ai loro cenni, tutto accetta dalle loro mani, niente fa se non voluto da loro. Insomma a dirla in breve, la vera vittima è un’anima ben risoluta di morire alla propria volontà, sempre lieta e vigorosa nell’intrapresa carriera, non cammina ma vola sulle ali dell’ubbidienza e sormontando ostacoli, non guardando a pericoli, beffandosi delle voci di nostra natura ribelle, si eleva a regioni altissime di perfezione.
71. Che se poi fra le Vittime vi fosse una debole ritenuta zoppicante nell’obbedienza, sarebbe una dissonanza nell’armonia. Peggio poi se qualcuna fosse ribelle all’ubbidienza, sarebbe chiamata da S. Antonio ubriaca di sua volontà, dal Tritennio apostata e diabolico mostro, da S. Benedetto cuore corrotto ed abominevole agli occhi di Dio, dai Proverbi testimone bugiardo nella sua opposizione alla divina verità, dallo stesso Spirito Santo nel libro dei Re, infedele idolatra che adora l’idolo del proprio arbitrio.
72. Acciocchè mai nell’avvenire avesse ad incogliere tanta sciagura all’istituto delle Vittime dei SS. Cuori di Gesù di Giuseppe e di Maria, s’applicheranno tutte indefessamente a ben ponderare, approfondire e premurosamente osservare le seguenti Regole:
I) Oltre l’ubbidienza dovuta al Vescovo, al Superiore Sacerdote ed al proprio Confessore, le novizie dipenderanno dalla loro maestra, le probande dalla loro Prefetta o Viceprefetta, le converse parimenti dalla loro Prefetta, e tutte dalla Madre Superiora di tutta la Comunità.
2). Riguarderanno soltanto l’autorità di Dio in loro senza mai lasciarsi guidare da affezione naturale, né spingere dalle loro buone qualità o arrestare dai loro difetti.
3) Si tengano indifferenti a quanto Iddio vorrà disporre di per mezzo dei superiori. Perciò si astengano dal far pervenire a questi per vie indirette i propri desideri, sia per uffici da occupare, sia per azioni da compiere. Sarebbe allora far piegare la volontà dei superiori alla loro, perdendo il merito dell’ubbidienza.
4) si terranno disposte nel loro interno quasi in un’abituale prontezza e sul punto di ascoltare sempre la voce di Dio sensibile sia per la bocca dei Superiori, sia per mezzo dei segni comuni per cui saranno chiamate.
5) Ubbidiranno prontamente senza pigrizia, senza replica, senza scusa, dovunque, sempre e in tutto ciò che sarà loro imposto dai superiori, per amore di Dio, di cui questi sono i rappresentanti. E se credono aver buone ragioni in coscienza a far differentemente, non è loro proibito dichiararle sommessamente ad essi e starsi poi tranquille alla loro qualsiasi decisione che debbono prontamente eseguire.
6) Osserveranno con gran semplicità e ciecamente il disposto dall’ubbidienza senza mai arrestarsi internamente a discutere o sofisticare sul perché, e sulla ragionevolezza delle cose superiormente ordinate. Tutti i santi ed i maestri della vita spirituale fortemente raccomandano questa ubbidienza cieca.
7) Eseguiranno alla lettera il tutto imposto dall’ubbidienza senza mai darvi interpretazioni conformi al proprio gusto od inclinazioni, quali non mancherà di suggerire la nostra industriosa natura.
8) Stiano accorte non solo ad accettare con la volontà ma anche ad approvare con l’intelletto ogni cosa comandata e riconoscendola a lume di fede come parto della divina volontà, giudicarla migliore di ogni altra cosa che si fosse potuto comandare in quell’occasione. E questa, dice Cassiano, la vera pratica a divenire sapienti facendosi stolto, giuste le parole dell’Apostolo: Stultus fiat ut sit sapiens.
9) Allorchè per la natura che ripugna o pel demonio che tenta, provano rincrescimento al principio o in progresso dell’opera voluta dall’ubbidienza, si mettano davanti agli occhi Gesù con la croce sulle spalle che le invita a seguirlo più oltre, e sentiranno nuova lena a perseverare sino alla fine con diletto e con gioia.
10) Stiano attentissime a non muovere mai lamento, né mormorare sia tra sè, sia con altre, sia internamente, sia esternamente. Sarebbe, rifletteva Agostino, sulle parole dell’Ecclesiastico, come la ruota del carro che stride sotto il carico di fieno ed è il cuore di un religioso stolto che sotto l’ubbidienza va mormorando.
11) Se avranno per poco esitato o addotto una scusa per interna ripugnanza ad ubbidire, si metteranno subito in ginocchio chiedendo perdono e qualche salutare penitenza a sentire migliore sprono all’ ubbidienza in avvenire.
12) S’applichino, come dicono i Proverbi, a meditar l’ubbidienza (mens iusti meditatur oboedientiam) con lo studiare i desideri, indovinare le volontà, prevenire i comandi dei loro Superiori.
13) Abbiano infine le Vittime sempre nella mente e nel cuore l’ubbidienza tanto amata e praticata dai tre Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria. E soprattutto non perdano di mira Gesù nel Sacramento, che al cenno dell’uomo vi discende dal cielo e si lascia prendere, portare, riporre nel Tabernacolo dalle sue mani per darci un tipo di perfetta obbedienza.










