Regole Originali
Introduzione (dall'21 al 30)
21. Gesù Cristo Vittima per i peccati degli uomini, se cercando solo la gloria del suo divin Padre li purificò nel bagno salutare del sangue suo preziosissimo, pure fu tutto a sfogare il suo amore immenso per essi, coll'istruirli se ignoranti, collo sfamarli se poveri, col guarirli se infermi, col sollevarli se afflitti d'ogni maniera. E se nel tempo del suo conversar cogli uomini sulla terra molto s'occupò delle svariate miserie della loro vita del corpo, mirava principalmente alle piaghe delle anime, che voleva mondate, avvivate, rinvigorite, per vederle guadagnate al trionfo della grazia e della gloria di Dio.
22. Or l'opra di Cristo non s'arrestò mai nella sua chiesa, e si venne sempre riproducendo per lo mezzo di tanti cuori modellati sul suo. In tutti i secoli a misura del maggiore straripamento dell'errore, dell'empietà, della corruzione nel campo della Chiesa, non manca Iddio suscitare anime predilette che sorgono a rimettere argine per arrestare in parte quello impetuoso torrente.
23. Diciamola meglio, G. Cristo medesimo, che pel bene dei suoi eletti suscita la tempesta a creare la calma, sceglie anime a Sé più care, le ricolma del suo spirito, le ritempra con la poderosa sua grazia, le arricchisce con la sua forza sovrumana, le modella sopra di Sé medesimo vittime animose ed anelanti il vero bene delle anime e la bene intesa gloria di Dio, e le manda in mezzo alle procelle delle umane passioni per sedarle o affievolirle colla luce della verità,
colla forza della religione, col balsamo della soave carità.
24. È questo il compito delle Vittime del Cuor di Gesù, anzi questo è il lavoro da operarsi a forza di cocentissimo amore per via di congiungimento, di comunicazione, di trasfusione, di trasformazione del cuore di queste amate spose del diletto loro Sposo Gesù.
25. Né questi sono concetti fantastici di esaltata immaginazione o di esagerato misticismo, da non potersi vedere attuati in anime fervorose e ben fedeli allo spirito di loro vocazione in seno alla Chiesa di Gesù Cristo. Il ritratto sinora divisato delle Vittime del Sacro Cuore non è altro se non il risultato puro, schietto, semplice, senza alterazione alcuna della vita di quei santi i quali furono eletti strumenti e salutari canali posti da Dio in seno alla sua Chiesa, per versare e diffondere fra gli uomini le copiose grazie di sua immensa bontà e di sua carità infinita.
26. Certo i soli santi potevano operar tanto di bene ed essere additati come prodigi di carità al disopra delle deboli forze dell'umana natura. Perciò appunto non potrà mai essere un'anima vera vittima del Cuore di Gesù per praticare opere di carità e versare largamente i suoi benefici effetti sui prossimi, senza esser santa davvero.
27. E siccome i santi addivenivano più o meno benefattori dell'umanità a misura che attingevano dalla fontana del divino amore che è il Cuore di Gesù, parimenti, perché potessero far molto bene in mezzo al mondo le Vittime del Sacro Cuore, debbono starsi tenacemente strette a questo, riempirsi fu or misura di quell'acqua salutare celeste di cui Egli è la sorgente, e così più facilmente diffonderne con abbondanza in seno ai loro simili.
28. Il Vangelo scritto per ispirazione divina ed il Vangelo in azione che è la vita dei Santi modellata su quello, altro non intimano ai seguaci di Cristo che violenza a se medesimi, odio all'anima propria, guerra alle interne passioni, abnegazione alla volontà, abbracciamento alla croce, insomma una continua morte. È vero che questa mette ribrezzo e fa paura agli uomini mondani, ed anche in parte alle anime deboli e poco illuminate, ma le anime generose e meglio rischiarate da viva fede hanno sempre lo sguardo fisso al loro amato Bene Crocifisso, ritraggono forza e dolcezza nello stare raccolte in quel Cuore squarciato, e quella mistica morte apparente per esse è vera vita.
29. Queste anime appariscono morte al mondo e veramente lo sono per lui; ma vivono di vera vita nascosta in Dio, perché vivono della medesima vita di Gesù Cristo. « Voi siete morti, diceva S. Paolo ai Colossesi, e la vostra vita è ascosa con Cristo in Dio» (Col. 111,3). Anzi diciamo piuttosto, Gesù Cristo medesimo forma la loro vita perché è l'anima che informa perennemente le azioni del loro corpo, come anche i pensieri della loro mente e gli affetti tutti del loro cuore. Il mio vivere è Cristo, mihi vivere Christus est, scriveva lo stesso Apostolo a quei di Filippi, e per tali anime il cessar di vivere non è perdita, perché il morire è un guadagno, et mori lucrum (Fil. I, 21).
30. Annoiato il loro cuore ed alieno da ogni cosa che sa di tempo, di senso, di terra, smanioso in mezzo a tutto ciò che in questa vita lo dissipa o, fosse pur lievemente, lo distoglie dall'unico oggetto amato, anela alla celeste ed eterna unione, dove non sarà più pericolo d'affievolirsi la fiamma dell'amore, né più timore di separarsi da quella beatitudine che godrà immensa e durevole pei secoli eterni coll'amato suo Sposo. Da ciò appunto deriva che queste vittime non si dipartano dal giacere sotto l'ombra dell'albero della croce e prender parte alla sua spirituale unzione: van ripetendo con la Sposa dei Cantici: «All'ombra di Lui che avevo desiderato io m'assisi: il suo frutto al mio palato fu dolce» (Cant. 2, 3).
22. Or l'opra di Cristo non s'arrestò mai nella sua chiesa, e si venne sempre riproducendo per lo mezzo di tanti cuori modellati sul suo. In tutti i secoli a misura del maggiore straripamento dell'errore, dell'empietà, della corruzione nel campo della Chiesa, non manca Iddio suscitare anime predilette che sorgono a rimettere argine per arrestare in parte quello impetuoso torrente.
23. Diciamola meglio, G. Cristo medesimo, che pel bene dei suoi eletti suscita la tempesta a creare la calma, sceglie anime a Sé più care, le ricolma del suo spirito, le ritempra con la poderosa sua grazia, le arricchisce con la sua forza sovrumana, le modella sopra di Sé medesimo vittime animose ed anelanti il vero bene delle anime e la bene intesa gloria di Dio, e le manda in mezzo alle procelle delle umane passioni per sedarle o affievolirle colla luce della verità,
colla forza della religione, col balsamo della soave carità.
24. È questo il compito delle Vittime del Cuor di Gesù, anzi questo è il lavoro da operarsi a forza di cocentissimo amore per via di congiungimento, di comunicazione, di trasfusione, di trasformazione del cuore di queste amate spose del diletto loro Sposo Gesù.
25. Né questi sono concetti fantastici di esaltata immaginazione o di esagerato misticismo, da non potersi vedere attuati in anime fervorose e ben fedeli allo spirito di loro vocazione in seno alla Chiesa di Gesù Cristo. Il ritratto sinora divisato delle Vittime del Sacro Cuore non è altro se non il risultato puro, schietto, semplice, senza alterazione alcuna della vita di quei santi i quali furono eletti strumenti e salutari canali posti da Dio in seno alla sua Chiesa, per versare e diffondere fra gli uomini le copiose grazie di sua immensa bontà e di sua carità infinita.
26. Certo i soli santi potevano operar tanto di bene ed essere additati come prodigi di carità al disopra delle deboli forze dell'umana natura. Perciò appunto non potrà mai essere un'anima vera vittima del Cuore di Gesù per praticare opere di carità e versare largamente i suoi benefici effetti sui prossimi, senza esser santa davvero.
27. E siccome i santi addivenivano più o meno benefattori dell'umanità a misura che attingevano dalla fontana del divino amore che è il Cuore di Gesù, parimenti, perché potessero far molto bene in mezzo al mondo le Vittime del Sacro Cuore, debbono starsi tenacemente strette a questo, riempirsi fu or misura di quell'acqua salutare celeste di cui Egli è la sorgente, e così più facilmente diffonderne con abbondanza in seno ai loro simili.
28. Il Vangelo scritto per ispirazione divina ed il Vangelo in azione che è la vita dei Santi modellata su quello, altro non intimano ai seguaci di Cristo che violenza a se medesimi, odio all'anima propria, guerra alle interne passioni, abnegazione alla volontà, abbracciamento alla croce, insomma una continua morte. È vero che questa mette ribrezzo e fa paura agli uomini mondani, ed anche in parte alle anime deboli e poco illuminate, ma le anime generose e meglio rischiarate da viva fede hanno sempre lo sguardo fisso al loro amato Bene Crocifisso, ritraggono forza e dolcezza nello stare raccolte in quel Cuore squarciato, e quella mistica morte apparente per esse è vera vita.
29. Queste anime appariscono morte al mondo e veramente lo sono per lui; ma vivono di vera vita nascosta in Dio, perché vivono della medesima vita di Gesù Cristo. « Voi siete morti, diceva S. Paolo ai Colossesi, e la vostra vita è ascosa con Cristo in Dio» (Col. 111,3). Anzi diciamo piuttosto, Gesù Cristo medesimo forma la loro vita perché è l'anima che informa perennemente le azioni del loro corpo, come anche i pensieri della loro mente e gli affetti tutti del loro cuore. Il mio vivere è Cristo, mihi vivere Christus est, scriveva lo stesso Apostolo a quei di Filippi, e per tali anime il cessar di vivere non è perdita, perché il morire è un guadagno, et mori lucrum (Fil. I, 21).
30. Annoiato il loro cuore ed alieno da ogni cosa che sa di tempo, di senso, di terra, smanioso in mezzo a tutto ciò che in questa vita lo dissipa o, fosse pur lievemente, lo distoglie dall'unico oggetto amato, anela alla celeste ed eterna unione, dove non sarà più pericolo d'affievolirsi la fiamma dell'amore, né più timore di separarsi da quella beatitudine che godrà immensa e durevole pei secoli eterni coll'amato suo Sposo. Da ciò appunto deriva che queste vittime non si dipartano dal giacere sotto l'ombra dell'albero della croce e prender parte alla sua spirituale unzione: van ripetendo con la Sposa dei Cantici: «All'ombra di Lui che avevo desiderato io m'assisi: il suo frutto al mio palato fu dolce» (Cant. 2, 3).










