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Riflessioni

Il giorno della Risurrezione

«Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa».


Siamo nel giorno della risurrezione. E anche qui compare il discepolo diletto. In verità questo discepolo che Gesù amava, qui è connotato con una sottolineatura particolare: è il discepolo che dopo la fedeltà nella prova della Croce diventa il discepolo che Gesù amava come amico (o]n evfi,lei o` VIhsou/j).
Nel dramma della passione e morte di Gesù tutti gli altri discepoli avevano dimenticato il dono e il senso dell’amicizia: « Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» (Gv 15,13). Il discepolo amato si era conquistato sul campo di prova questo titolo: il discepolo amico. Come non evocare a questo punto le parole del Siracide sull’amicizia:

« Se intendi farti un amico, mettilo alla prova;
e non fidarti subito di lui.
8 C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
9 C'è anche l'amico che si cambia in nemico
e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi.
10 C'è l'amico compagno a tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
11 Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso,
e parlerà liberamente con i tuoi familiari.
12 Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e dalla tua presenza si nasconderà.
13 Tieniti lontano dai tuoi nemici,
e dai tuoi amici guàrdati.
14 Un amico fedele è una protezione potente,
chi lo trova, trova un tesoro.
15 Per un amico fedele, non c'è prezzo,
non c'è peso per il suo valore.
16 Un amico fedele è un balsamo di vita,
lo troveranno quanti temono il Signore.
17 Chi teme il Signore è costante nella sua <amicizia,
perché come uno è, così sarà il suo amico» (Sir 11).

E’ il discepolo che ha compreso: « Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Il discepolo passa da un amore gratuito ricevuto da Gesù ad un amore di amicizia con Lui conquistato sul campo della fedeltà. L’amicizia è un dono ma anche una conquista. Finora il Soggetto amante è Cristo e il Discepolo è l’oggetto dell’Amore. Da ora è lo stesso Discepolo che diventa il protagonista di una amicizia con il Signore che ha il gusto della reciprocità.
Il primo giorno dopo il sabato inizia con una corsa al sepolcro: «Th/| de. mia/| tw/n sabba,twn ». Letteralmente : “all’uno dei sabati”. Con questo modo di dire l’evangelista vuole evocare due immagini:
a) Il primo (giorno) dei sabati richiama il libro della Genesi. Il primo giorno della Creazione: «Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno» (Gn 1,2-5). Nel primo giorno Dio crea la luce per mezzo della sua “Parola”. Questo rimando al principio ci riporta al prologo giovanneo nel quale abbiamo visto che tutto viene creato per mezzo del Logos divino. Maria viene al sepolcro quando è ancora tenebra. Si sta preparando ora una “nuova creazione”. La risurrezione di Cristo sarà una nuova e definitiva creazione: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Il risorto sarà Colui che definitivamente separerà la luce dalle tenebre.
b) Il primo dei sabati evoca anche il primo shabbat. Nel libro della Genesi il primo shabbat corrisponde al settimo giorno: « Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. 3 Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto» (Gn 1,2-3). Mediante questa corrispondenza viene evocata l’idea che il sepolcro è il tempo non più della morte ma dello shabbat di Dio: Cristo riposa dopo aver compiuto l’opera della Nuova Creazione: “Tutto è compiuto”.

Il giorno della risurrezione inizia con la corsa di una donna: Maria Maddalena. Ella viene al sepolcro e vede la pietra ribaltata (ble,pei to.n li,qon hvrme,non). E’ uno sguardo immediato che ancora non comprende in profondità. La visione di Maria di Magdala dovrà essere interpretata da Pietro e dal discepolo amato. Questi saranno chiamati a decifrare le tracce della Vita nella tomba vuota. La fede di questa donna è ancora incipiente e ha bisogno di maturazione. La sua è una fede ancora oscura. Maria vede la “pietra” ribaltata e corre da colui che diventerà Pietra nella comunità del Risorto per essere aiutata nella sua verifica.
• Vede la pietra ribaltata e dice a colui che sarà la “pietra” visibile della nuova comunità: “+Hran to.n ku,rion evk tou/ mnhmei,ou” letteralmente “hanno portato via il Signore”. Molti testi dell’AT ci illuminano : «3 Signore, mia roccia, mia fortezza, mio <liberatore» (Sal 18,3) e ancora «Benedetto il Signore, mia roccia» (Sal 144,1). San Paolo evocando la storia della salvezza dirà ai Corinti:
• « Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, 2 tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, 4 tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo» (1 Cor 10,1-3).

• Maria non vedendo più la Pietra invisibile corre dalla “pietra” visibile. Lo stesso Simon Pietro insieme a Giovanni, dopo la Pentecoste, davanti al Sinedrio farà questa professione di fede: «Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo. » (At 4,11). Anche nella catechesi di Pietro vi sarà questa interpretazione:
• «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5 anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. » (1 Pt 2,4).

• Il verbo airw significa portare via ma anche sollevare in alto. Già nella filologia stessa c’è un “Kerigma”: Cristo, “Pietra ” calpestata, rigettata in basso è stata elevata verso l’alto.

Pietro e il Discepolo correvano insieme: erano in qualche modo “con-correnti” : la loro corsa è verso una stessa meta. Sono discepoli diversi: Pietro lo troviamo all’alba di questo nuovo giorno, da quando lo abbiamo lasciato nel buio del suo rinnegamento (Gv 18,27). E’ come se corressero insieme due amori: Pietro, l’amore che ha preferito se stesso all’Amato e il Discepolo, l’amore che ha seguito l’Amato fino alla morte: « forte come la morte è l'amore» (Ct 8,6).
Mi viene in mente il De Civitate Dei di Sant’Agostino; le immagini delle due città, dei due amori: «Fecerunt itaque civitates duas amores duo: terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, coelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui - Due amori fecero due città: la città terrena l'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città celeste l'amore di Dio fino al disprezzo di sé» . Qui potremmo facilmente associare i due discepoli: Pietro sarà il custode della “Città terrena” affidatagli da Cristo, il discepolo sarà il contemplativo dei “cieli nuovi e terra nuova”, immagine della tensione spirituale verso la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse.
Sebbene l’evangelista riferisce che arriva prima il Discepolo amato, questi non entra nel sepolcro: non è ha le “chiavi”. Pietro le custodisce dal giorno in cui Gesù gli disse: “A te darò le chiavi” (Mt 16,19). Il discepolo, dunque, attende il clavigero, attende Pietro e gli dà precedenza. Pietro è anche figura della Chiesa nella sua istituzione, il Discepolo rappresenta la gratuità del dono, il carisma. L’immagine è chiara: il discepolo amato intende dare precedenza all’autorità costituita della Chiesa. Fin dall’origine, dall’alba della risurrezione e della comunità primitiva, il rispetto dell’autorità così come Gesù l’aveva pensata è iscritta nella coscienza del credente. Nel grembo del Cenacolo, nel segno della lavanda dei piedi, Gesù aveva dato la precedenza a Pietro: questi era stato il primo a ricevere l’immersione: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8). Nella corsa verso il sepolcro Pietro non si è ancora scrollato di dosso il marchio del rinnegamento del Signore. Di fronte alla santità del Discepolo che l’accompagna sarebbe in realtà una “autorità” priva di autorevolezza. Ma l’Amore dell’amato, dando precedenza, restituisce autorevolezza all’ “Autorità” voluta da Cristo e con l’autorevolezza conferisce credibilità alla sua missione. Anche nella indegnità momentanea di Pietro, legato al suo misconoscimento della Verità, a Pietro rimane il dono di questa priorità.
Il Discepolo cede il passo a Pietro, egli rimane un passo indietro, quasi nel nascondimento. Davanti a questa scena al sepolcro come è evidente la santità e la carità del Discepolo amato. Come diventano trasparenti le parole di Paolo nell’inno all’Amore. In questa prelazione del Discepolo amato nei confronti di Pietro potremmo rileggere:
«L’amato è paziente, è benigno l’ amato; non è invidioso l’ amato, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 L’ Amore non avrà mai fine» (cfr. 1 Cor 13).

Più che far valere il proprio vanto sferrando una competizione egli con-corre a purificare il dono di Cristo: preferisce attendere di essere autorizzato da Pietro per esercitare il suo Dono. Anche qui, come sotto la croce, c’è una circolarità di comunione: la santità dell’Amato conferisce autorevolezza all’Autorità; mentre la credibilità rinnovata dell’Autorità conferisce legittimazione e credito alla profezia del Discepolo. Più che affrettare le sue conclusioni il Discepolo preferisce ricevere il mandato da Pietro. Più che interpretare di sua iniziativa gli eventi del sepolcro preferisce che sia Pietro a riconoscere il tempo opportuno per il suo esercizio profetico. Più che usare gli occhi per soddisfare una sua curiosità preferisce essere riconosciuto e confermato da Pietro nell’esercizio dell’ermeneutica della verità dei segni e delle tracce del Risorto nel sepolcro vuoto. Lì dove Pietro non riesce a comprenderli Egli: « vide e credette ».

Questo terzo passo ci aiuta a comprendere il rapporto tra il carisma e l’istituzione.

- La corsa di Pietro e del discepolo, evocano il rapporto di comunione ecclesiale di tutti gli stati di vita con l’ “Autorità” nella comunità e con i Pastori delle chiese in cui si opera . Prima di tutto con il Papa, centro dell’unità della Chiesa, e con il suo Magistero. Pastori-Vescovi e Superiori di Istituti sono “con-correnti” verso una stessa meta: Evangelizzare. E’ dunque necessario, come il Discepolo fa con Pietro, il sentire cum Ecclesia vissuto da fondatori e fondatrici: obbedienza alla Chiesa (in materia di fede e di morale), docilità al magistero, alle proprie Costituzioni, alla Regola etc.
- Amare Cristo è amare la Chiesa nelle sue persone e nelle sue istituzioni.
- Il servizio dell’autorità, nella vita religiosa, richiede la capacità di aiutare le persone affidate a interpretare i segni della Pasqua di Cristo nella propria vita e fare la volontà di Dio.
- L’autorità ha il diritto-dovere di prendere decisione e fare le scelte attraverso un attento discernimento.
- Nella comunità non si è “concorrenti divergenti” ma con-correnti convergenti, cioè corresponsabili.
In ultima istanza, potremmo sintetizzare questa precedenza, che la carità offre al servizio dell’autorità, nel celebre brano di Agostino:
« Dilige, et quod vis fac: sive taceas, dilectione taceas; sive clames, dilectione clames; sive emendes, dilectione emendes; sive parcas, dilectione parcas: radix sit intus dilectionis, non potest de ista radice nisi bonum esistere – Ama e fa’ ciò che vuoi: se taci, taci pe amore; se parli, parla per amore, se correggi, coreggi per amore, se perdoni perdona per amore: la radice di tutto sia nell’amore, da questa radice non può che nascere che un bene» (In Io. Ep. tr. 7, 8).