Riflessioni
COSTRUIRE sulla Roccia la propria casa
Introduzione
Carissime sorelle iniziamo un nuovo cammino e lo iniziamo nel nome del Padre creatore e redentore, del suo Figlio prediletto, ubbidiente fino alla morte di croce, dello Spirito Santo cuore sostanziale della Santissima Trinità.
Iniziare è andare al principio, a Dio Trino e Uno creatore del cielo e della terra. In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in Principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv 1, 1-4). Questo è l’inizio: Cristo, l’espressione perfetta del Padre, immagine del Dio invisibile, splendore della gloria del Padre, e con l’Incarnazione diventerà la manifestazione suprema di Dio in seno all’umanità.
Iniziare, allora, è farsi riempire di questo divino Originale, Dio-Trinità, comunione, sorgente della vita e dell’amore, che ci ha voluto a sua immagine.
L’inizio sempre nuovo è la fedeltà ad un Altro. Essere fedeli nel realizzare la nostra struttura iniziale: persone umane divine che nella comunione realizzano l’unità pregata da Gesù: « perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).
Dio è l’origine, il principio, colui che comincia sempre, ci fa nuove creature, come il vasaio che rimpasta l’argilla di un vaso non riuscito: «Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele». (cfr Ger 18,4-6)
Trasformate in otri nuovi dalla misericordia di Dio accogliamo, oggi, il vino nuovo, la sua Parola, perché possa inebriarci di entusiasmo, coraggio, forza per il cammino nuovo.
La frase programma che ci conduce nel cammino quest’anno è
« Va’ e ripara la mia casa »
Riconciliarsi per riconciliare.
L’espressione è esplicitamente francescana nella formulazione, ma biblica nella sua realizzazione perché è il progetto stesso della salvezza. È il percorso che fa ogni cristiano rinato dall’Acqua e dallo Spirito, e nutrito dal Corpo di Cristo. Siamo tutte d’accordo anche che è lo stesso cammino che il nostro padre fondatore ci indica nelle Regole originali.
Progetto iniziale di Dio: ..lo creò non solo con l’anima ricca di tante doti naturali da farne una bella immagine simile a Lui, ma profuse ancora in seno a quella, tale abbondanza di grazia, da metterlo a parte della sua divina natura e così rendere quella immagine pura, santa e perfetta e riverberante in sé quella Divinità di cui era ritratto.
Condizione: Tale stato poteva conservarsi per mezzo di una stretta, costante, amorosa unione col suo divino Originale. Che si stringesse al cuore di Dio da divenire uno solo col suo...
Ribellione:…appena la volontà dell’uomo divenne ribelle a quella di Dio la bella immagine divina fu cancellata dall’anima sua fiera tempesta di passioni si levò nel suo cuore…
Progetto salvifico Se non che questo buon Dio, tocco da compassione verso questa ingrata creatura, nelle viscere di sua infinita misericordia volle mandare il suo Figlio sulla terra il quale, vestito della carne dell’uomo peccatore, e gravato dalla soma dei peccati di tutti gli uomini doveva riformare la perduta immagine di Dio nell’uomo….
Al n° 5 Quanto sono ammirabili in quest’opera e trascendenti ogni mente umana, l’Onnipotenza, Sapienza e Bontà divina che si nascondono e pure gloriosamente trionfano in un Dio Incarnato! Quanto è ineffabile, attraente, caro quel bacio amoroso che si danno la Giustizia e Misericordia di Dio sulla fronte di quest’Ostia innocente, santa ed immacolata sol per amore! Gesù, con il dono della sua vita fino alla morte di croce, realizza la redenzione.
Egli si formò dal suo costato aperto sulla croce, una chiesa pura, santa, immacolata, divenne capo di questo suo mistico corpo, sposo di questa sua direttissima sposa. Nasceva la nuova umanità, il popolo santo di Dio «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.(cfr Gv 15) «Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me» (Gv 17,23).
Gesù è in noi e se rimaniamo in Lui, il mite, l’umile, il povero, il servo, Egli ci modellerà a sua immagine.
Nelle regole, il fondatore ci conduce passo passo verso questo lavoro di trasformazione prodigiosa; essa si viene talmente radicando e facendo profonda nell’anima al lume di un Uomo-Dio infinitamente amabile ed infinitamente amante, che l’anima vorrebbe in corrispondenza di caldissimi affetti, addivenire sempre più oltre cosa tutta sua, nascondersi e perdersi interamente in Lui…”(RR 14).
Questo cammino di trasformazione porta alla vera fraternità, alla vita di unione che risulterà prodigiosa in quella comunità dove il forte amor di Dio ha preso possesso di tutti i cuori e li ha trasportati tanto soavemente in ben serrata unione fra loro, da rifulgere a pieno il sovrano modello dei tre cuori nella santa casa di Nazaret. (cfr RR 45).
Ognuna di noi, nella fraternità, è un dono che Dio fa alla comunità e alla chiesa; l’iniziativa della scelta non è personale, è di Dio; per questo non ci può essere appropriazione del dono, non mi appartengo, sono cosa tutta di Dio, quindi sono dono di Dio agli altri, semplicemente, senza nutrire la vanità di essere accolta; il nostro modello è sempre Gesù che “Venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). Essere nella fraternità come protagoniste silenziose.
Costruire sulla roccia la propria casa.
Decisione entusiasmante
Oggi, siamo chiamate a decidere seriamente se vogliamo riparare la casa di Dio, la chiesa, a partire dalla nostra e siamo interpellate a scegliere su quali fondamenta ci proponiamo di poggiarla.
Quando diciamo “nostra” la prima attenzione è rivolta alla casa della fraternità in quanto per noi chiamate alla vita consacrata una priorità da vivere è proprio la fraternità. La vita di una famiglia richiede tanto amore gratuito e silenzioso. Gesù ha dato se stesso e non qualcosa per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga; egli genera la chiesa dal suo cuore squarciato.
La nostra fraternità diventa sempre più luminosa, visibile, quando è rigenerata dall’amore gratuito, oblativo, incodizionato; quando ognuna si mette da parte, paga di persona per dare vita alla fraternità. Non è l’affermazione di se stessi nell’emulazione, bensì l’abnegazione in favore di altri che caratterizza la comunità cristiana.
Secondo la mistica ebraica, la creazione sarebbe il frutto di un atto d’amore di Dio che ha voluto ritirarsi in sé per lasciare spazio al mondo e all’uomo: è la dottrina mistica dello tzimtzum (contrazione) cioè dell’autodelimitazione di Dio. La creazione è il segno d’amore divino capace di lasciare spazio all’uomo.
(In riferimento a questo c’è anche tutta la spiritualità della comunione espressa da Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte cfr capitolo IV Testimoni dell’amore. Nel passato su questo ci siamo diverse volte confrontate).
Una casa per noi
Leggiamo in 2Sam 7 l’oracolo che il profeta Natan deve riferire a Davide: « Non tu costruirai una casa a Dio, ma Dio una casa a te ». La casa di cui parla Dio non è quella di pietra, ma la casa come discendenza, la sua famiglia che vuole riunire in una sola grande casa, il cuore di Cristo Gesù, suo Figlio prediletto.
Gesù compie la sua missione lungo le vie della Palestina. Egli cambia la qualità della vita umana delle persone che incontra; chiama i pescatori a seguirlo: Venite e vedete dove abito; poi li esorta: Rimanete in me ed io in voi, chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto. Gesù chiama tutti, ma soprattutto i peccatori e si ferma a casa loro: Oggi voglio fermarmi a casa tua; la sua presenza, in casa loro, suscita nell’altro la nostalgia della casa del Padre suo, dove c’è la vera gioia: “ Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò da mio padre.. (Lc 15,17-18) E Gesù esulta :«Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19,9)
Tutti i fratelli, Gesù, li porta nel cenacolo nell’ultima cena; lì, egli si spoglia delle sue vesti, lava i piedi agli apostoli e dice: «Vi ho dato l’esempio perché come ha fatto io facciate anche voi» (Gv 13,15) e poi compie quel gesto che si ripeterà all’infinito: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi. Fate questo in memoria di me. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui. Padre è giunta l’ora glorifica il tuo Figlio. Tra il Padre e il Figlio c’è una perfetta sintonia ed è evidente in tutta la catechesi evangelica: Tu sei il Figlio di cui mi compiaccio; Padre sia fatta la tua volontà. Il dialogo tra il Padre e il Figlio non si è mai interrotto. Tra loro c’è una comunione di amore! Il Padre non può nulla se non è il Figlio che si offre, e il Figlio non vuole nulla di suo se non è il Padre che glielo chiede. E’ la comunione tra Padre e Figlio che vince la morte.
Maria grembo di Dio
Un’altra casa ci è data come modello, quella di Maria. Una casa è tale quando accoglie qualcuno all’interno delle proprie mura, rivolgendo tutta l’attenzione del cuore all’ospite per stabilire con questo familiarità e intimità. Maria, nella sua casa, accoglie l’angelo, la Parola, lo Spirito, il Figlio e così, in Lei, il Misericordioso senza casa trova casa. La lingua ebraica ha lo stesso nome per indicare misericordia e grembo materno “rahamin” (Dio il misericordioso per questo motivo è stato chiamato madre).
La misericordia per eccellenza è quando una madre riceve in sé un bambino. Noi tutti viviamo grazie alla misericordia di una donna. Maria è madre di misericordia verso Dio, lo riceve nel suo grembo. Davanti a lei si inchina e attende la misericordia primordiale che solo lei può accordargli, il grembo in cui farsi carne. Maria è misericordiosa con Dio e diventa ciò che accoglie. Se accogli vanità diventerai vuoto, se accogli pace, donerai pace. L’uomo diventa ciò che lo abita. Maria è abitata da Dio, la Vita vera; ella nell’annuncio dell’angelo scopre che la sua autenticità sta nel passaggio dall’esistere per se stessa all’esistere per un altro; dall’io per sé all’io ospitale, il quale deve tutto all’altro e che trova la propria identità nell’essere per l’altro. Maria è la testimone autorevole che Dio sta nella vita e la trasforma, che la vita diventa casa di Dio.
Come procedere nel lavoro
Nei libri di Esdra e Neemia, si narra del ritorno degli ebrei dalla schiavitù babilonese: ….nella nostra schiavitù Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme. (Esd 9,9 ) «Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme» (Esd 1,5).
Dietro i decreti dei re che permettono il ritorno a Gerusalemme, sta il comando di Dio, il quale è all’opera per ridare entusiasmo, forza, unità e speranza al popolo che è ritornato dall’esilio in patria per ricostruire la sua casa. Sono presenti in questi libri due tematiche: il desiderio di essere visibilmente popolo di Dio e la ricostruzione del tempio e della città.
Gli israeliti ormai si erano insediati nelle loro città e al settimo mese si radunarono come un solo uomo davanti alle rovine del vecchio tempio ed eseguono il lavoro più urgente: ricostruire l’altare per offrirvi olocausti a Dio. L’opera di ricostruzione può proseguire se il Signore è con loro, se lo riconoscono come loro creatore e Signore. La frase che ricorre più volte è si misero a lavorare come un solo uomo. In questa impresa oltre all’entusiasmo dei giovani leviti c’è questa forte unità nel procedere, ma non mancano le difficoltà nella ricostruzione: Allora la popolazione indigena si mise a scoraggiare il popolo dei giudei e a molestarlo per impedirgli di costruire. Ma i profeti, uomini di Dio, parlano «Coraggio Zorobabele, coraggio Giosuè, coraggio popolo tutto del paese, e al lavoro perché io sono con voi, il mio spirito è con voi, non temete» (cfr Ag 2,4) L’ordine del re è preciso: La casa sia ricostruita come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde. Gli anziani continuarono a costruire e fecero progressi con l’incoraggiamento delle parole ispirate dei profeti Aggeo e Zaccaria. Portarono a compimento la costruzione secondo il comando del Dio d’ Israele; si celebrò con gioia la dedicazione di questa casa di Dio. Costruito il Tempio, si passa a formare una comunità che si riunisce intorno alla Parola. …tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza…e fu portato il libro della legge di Mosè. Grande è l’onore con il quale viene circondato il libro della legge; il popolo si alza in piedi, si prostra in adorazione, leva le mani al cielo in segno di preghiera; accoglie il libro come la presenza illuminante di Dio in mezzo al suo popolo
Da questo racconto sommario abbiamo ascoltato che per costruire il Tempio sono fondamentali alcuni passaggi: ascolto della volontà di Dio, che se accolta suscita entusiasmo, Dio dà anche la forza di prendere una seria decisione, coltivare sempre il dialogo con il Signore con la preghiera; unità che con la docilità alla volontà di Dio è sempre più forte; coraggio; all’interno del gruppo essere persone gioiose che incoraggiano come i profeti….
Mezzi per costruire
Gesù in Lc 14, 28-33 afferma « Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento»?
La torre da costruire è il cammino del discepolato; una grande opera da compiere solo con l’aiuto e la grazia del Signore. Ma: Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo». Portare la croce è l’unico modo per costruire la torre, la casa, l’unico modo per essere Religiose dei Sacri Cuori chiamate a salire con coraggio… «Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria» (Ag 1,8)
La legna è strumento necessario perché l’olocausto bruci, non può mancare a noi Vittime dei Sacri Cuori; legna è tutto ciò che dà la possibilità di consumarsi spendere tutti i giorni e dare la propria vita per chi dette la sua per lei, accrescere sempre più le fiamme interne dell’infocato suo cuore, essere incenerita vittima sul medesimo altare della croce, nascosta nel cuore di Gesù Cristo che è Vittima sacrificata dall’eccessivo amore per noi.
La legna non la prendiamo spontaneamente noi, ma ci viene donata dal nostro Padre che è nei cieli, lungo la strada, giorno per giorno, come una buona razione di cibo. Non temiamo siamo dietro a Gesù non possiamo smarrirci. Lui si volta verso di noi per parlarci, con tenerezza. (cfr Lc 14,24)
Per portare la croce si deve essere libere e leggere «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».
Libere da ogni laccio che ci lega alla terra e rallenta il nostro cammino, libere da tutte le vanità che ci rendono vuote e tristi, libere da ogni zavorra, per correre, con passo veloce, attratte solo dalla dolcezza del suo profumo.
Non è da poco l’opera del costruire una torre; per poterla realizzare è necessario prendere coscienza del valore dell’opera e se abbiamo denaro da spendere perché si richiede una spesa non indifferente, per chi ha poche risorse. Il buon desiderio non è sufficiente: è necessario sedersi, calcolare la spesa cercare i mezzi. Si è incoscienti se ci si attende la realizzazione dell’opera senza l’impegno e la fatica del lavoro quotidiano; sarebbe come attendere la fioritura e il raccolto senza fare la fatica di dissodare il terreno. Andremo a sederci ai piedi del Signore per ascoltare la sua parola che crea, trasforma, risuscita, consola se l’ascoltiamo con fede. Ai piedi di Gesù, nel silenzio, sappiamo ammettere le nostre povertà, accogliamo anche le nostre fragilità, le nostre ferite, ammettiamo di non aver abbastanza risorse per costruire. Nel silenzio preghiamo con i tanti uomini di fede dell’antico Testamento «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso te, Dio mio, poiché le nostre colpe si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa, la nostra colpevolezza raggiunge il cielo»
Il Signore buono e giusto non ci abbandona alla nostra miseria, ascolta il grido dei miseri. Venite a me voi tutti. O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte (cfr Isaia 55).
Il vino in Israele è il simbolo dell’amore, quando manca finisce la festa della vita. Molte volte ci troviamo a corto di amore. Anche a noi manca quel qualcosa che dona profumo e sapore al nostro stare insieme. Mancano a volte nelle nostre fraternità i piccoli gesti di solidarietà, di accoglienza,di perdono, semplici sorrisi, piccole attenzioni che ci rendono sempre più umane.
Se vogliamo ancora del vino dobbiamo ascoltare Maria: Fate quello che egli vi dirà.
Quello che lui ci dirà è tutto il Vangelo e allora si riparte, si riempiono le anfore vuote della vita, non per le nostre forze, ma per la potenza della sua parola
Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola e il Signore ci copre con la sua ombra, ci veste del suo splendore e ci avvolge nel suo tenero abbraccio, ci plasma, ci trasforma.
«Chi viene a me e ascolta le mie parole è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia». Gesù è la nostra roccia; egli ci dà sicurezza e stabilità, e ci fa rinascere, travolgendoci in quell’oceano di misericordia, qual è il suo cuore per purificarci nel suo sangue e dissetarci alle sorgenti delle sue acque. Il Cuore di Cristo deve essere per noi la roccia su cui costruire le nostre fraternità; vogliamo stare nel suo Cuore perché solo lì tacciono le nostre ire, la nostra superbia, perché quella è la casa dell’umiltà della povertà e della mitezza. Lì impareremo il silenzio che ci permette di ascoltare il battito di quel cuore che non cessa di amarci e attende che il suo amore verace trasformi l’amante in amato, il discepolo amato.
Madre Maricla










