Riflessioni

PREGARE per capire, essere illumonati e rafforzati dall'alto

O Dio, Tu sei il mo Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida,senz’acqua.

Così ci fa pregare il salmo 62.

Il salmo ci sprona ad essere attente a cercare il Signore dall’aurora col desiderio di dissetarci, cioè di capire qual è il sentiero giusto.
E qualcosa che si impara, vivendo nel discepolato.

Occorre essere assidue alla frequenza della scuola di preghiera.
L’aula dove si impartiscono lezioni di “ preghiera”è il Cuore di Cristo. Il maestro è unico per tutti i frequentanti “lo Spirito Santo di Dio”. I testi da consultare per approfondire gli insegnamenti sono i testi liturgici. Il periodo di frequenza per poter conseguire qualche “ titolo” è ... tutta la vita terrena alla fine della quale, come riconoscimento, si viene ammessi a godere faccia a faccia quando si è contemplato velatamente.

“ La condizione di anime consacrate esige che si coltivi, con assiduità, lo Spirito di preghiera, attingendo alle fonti genuine della spiritualità cristiana, specialmente dalla Sacra Scrittura e dalla Liturgia.” ( Art. 28 Costituzioni del 1986).

La Liturgia tutta, dunque, ci guida nella preghiera, non solo perchè ci forma a parlare con Dio, ma anzitutto ci suggerisce come Lui ci vuole.
Imparare a pregare vuol dire preparare il cuore a sapersi presentare a Dio: come ci ha insegnato Gesù, che ha portato a perfezione tutta la formazione alla preghiera espressa nell’A. T.
Chi cerca Dio trova sicurezza nella preghiera; chi prega tende ad amare come Dio, per un rapporto filiale con Lui,superando i propri gusti.
Lo spirito dell’orante è così espresso nell’orazione introduttiva della celebrazione della 30esima Domenica del T.O: “… perchè possiamo ottenere ciò che prometti, fa che amiamo ciò che comandi”.
La colletta della domenica seguente, 31esima del T.O. ci fa pregare così: “…Tu solo puoi dare ai tuoi fedeli il dono di servirti in modo lodevole e degno; fa che camminiamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.”
Entrare nella preghiera è certo faticoso; per questo talvolta si rinuncia a pregare. L’itinerario della preghiera non piace e allora si arresta nella via del Vangelo, fermi a qualche impegno rituale, che si pensa sia sufficiente.
Ciò non è certo umiltà, ma paura , indolenza, viltà.

L’umiltà non è sentimento spontaneo o facile: è una virtù che ha avuto bisogno di un Maestro esemplare venuto dal cielo per dirci: “ Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”.
La vera umiltà si preoccupa della volontà di Dio, più che il proprio gusto.
Questo è stato l’atteggiamento di Maria e Giuseppe nell’eseguire prontamente ciò che Dio manifestava loro attraverso l’Angelo.

“Più l’anima si fa ardita nella ricerca di Dio, più si umilia per Lui. Quanto più la sua audacia la fa salire, tanto più l’umiltà la fa abbassare. E così come dall’audacia è innalzata al di sopra dell’umano, altrettanto al di sotto la fa sprofondare la sua umiltà.
Nel primo grado l’anima rientra in se stessa.
Nel secondo sale a Dio.
Al terzo abita in Dio, imitando l’umiltà di Cristo. ( Riccardo di San Vittore – I gradi della carità, 47).

Mons. Petagna nelle Regole ci propone questo stesso cammino quando scrive: “Non è avventato ardimento,come parrebbe a primo aspetto, volersi chiamare Vittime a somiglianza di Gesù Vittima per noi sulla Croce. Sta scritto che noi dobbiamo essere santi in somiglianza di Dio che è santo, ( 1Pt.1, 16), perfetti siccome il Nostro Padre celeste è perfetto ( Mt V, 48), e anche il divin Verbo si fece uomo, perchè l’uomo, fatto partecipe della divina natura ( 2Pt 1,4) divenisse Dio per grazia.( Gv X, 34). RR 9

E’ possibile fare questo cammino e raggiungere questa meta solo se viviamo in comunione dello Spirito Santo che è luce che illumina e dà forza che sostiene.

Occorre vigilare, perchè la fiducia in se stessi crea un senso di autosufficienza, così non si ha bisogno della guida e del perdono di Dio; si sa tutto e si fa bene.
Ci sentiamo a posto e non ci curiamo di vivere i segreti del Regno: “ I superbi, leggendo le Scritture, non conseguono mai la perfetta scienza. Infatti benchè superficialmente sembrino sapienti, tuttavia non toccano alla radice gli arcani della verità, perchè sono impediti dalla nube della superbia. I superbi infatti, leggono, cercano sempre e non trovano mai.
Le profondità della legge Divina si aprono agli umili e a quelli che si addentrano in Dio.” (S. Isidoro di Siviglia, Sentenze 3,11 ).

La preghiera del cuore deve elevarsi al Signore nell’ora della prova, per ottenere il conforto dello Spirito così da scegliere l’indirizzo, attenti all’ora di Dio.
Ci illumina la confidenza di San Paolo: Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza .Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno. 2 Tm.

Gli effetti della preghiera.

L’anima che cerca Dio sente profondamente la sua dedizione fiduciosa per Cristo.
Chi cerca Dio con sincerità ed umiltà non ha paura: - Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza. Il Signore mi libererà da ogni male. ( San Paolo)
La preghiera, perciò non è fuga dalla realtà di una vita difficile, bensì umile riconoscimento del nostro essere creatura dipendente e bisognosa del Creatore.
Comprendiamo allora la preghiera che solitamente faceva San Francesco: “ Alto e Glorioso Dio, illumina il cuore mio…E ancora: “ Onnipotente, Santissimo, Altissimo Sommo Iddio, Tu sei il Bene, tutto il Bene, il sommo Bene…

Quando preghiamo viviamo un momento di totale responsabilità e la nostra preghiera giungerà fino alle nubi.
Se abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, con impegno e sofferenza, rimettiamo a Dio il condurre a termine quando ha iniziato per nostro mezzo.
Proprio per questa fede viva nel Dio presente nella nostra vita, non cessiamo di pregare, perchè Dio manifesti la sua Santità Onnipotente, soprattutto a difesa del debole, come ha fatto Gesù .
Il Padre non trascura la supplica dell’orfano né della vedova quanto si sfogano nel lamento.

La preghiera è un’arma potente; l’efficacia riposa sulla fede, nell’umiltà in rapporto di verità con Dio.
Dall’ umiltà nel pregare non deve mai scompagnarsi la fede viva e costante, senza la quale ogni preghiera è nulla. ( Mons. F. S. Petagna lettera pastorale del 1864).
E’ importante impegnarsi a vivere intimamente l’atto penitenziale che introduce ogni celebrazione eucaristica.
Ancora è Mons. Petagna che ci illumina: “ E’ questa la scienza di ogni fedele, il mezzo necessario di salvezza, il primo dovere di religione, il grande affare del cristiano, l’esercizio di una obbligazione indispensabile perchè non di supererogazione ma di rigoroso precetto.
Sempre per fare il bene, per evitare il male è assolutamente necessario l’aiuto divino. E come aver questo aiuto se non per la preghiera? Come senza di questa aspettarsi da Dio lumi a non brancolar fra le tenebre, coraggio a superar gli ostacoli che si incontran per via, energia a respingere gli assalti del nemico d’inferno, virtù a domare le passioni ribelli, sollievo a comportarsi nelle noie e nelle sofferenze della vita, fedeltà a percorrere la carriera sino alla immortale corona?
Laonde Gesù Cristo non dava soltanto un consiglio, ma sebbene , come riflettono i Padri , faceva un espresso comandamento quando diceva: Domandate e voi riceverete.
E raccomandaci questo mezzo, valevolissimo ad averci le grazie, né faceva rivelare essendo questo un dono in cui Dio rinchiude tutti i doni, la chiave che ci apre i tesori del Cielo, il canale che li comunica, la molla che fa agire la Divina Misericordia, la mano che preme il seno di Dio come si esprime San Agostino, per farne scorrere su di noi il latte della sua Grazia.

Cosa chiedere nella Preghiera

“ Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia e il resto vi verrà dato in aggiunta.( sovrappiù) Mt 6,33 e Lc 12,31

E’ Gesù stesso , quindi, che ci indica l’atteggiamento dell’orante e l’oggetto della preghiera.
E’ chiaro che l’atteggiamento da avere è l’abbandono totale e l’unica cosa necessaria da chiedere con insistenza è l’avvento del Regno.

Quale è stata la caratteristica della sua vita trascorra fra gli uomini se non un dialogo ininterrotto col Padre, un entrare nella volontà del Padre, un rimettersi al volere del Padre, anche quando chiedeva la Sua passione e la morte?
E quando Gesù prega per i suoi chiede per essi : “ Che siano una cosa sola, come Tu Padre sei in me e io in Te.”
Pregare in questo modo significa , come afferma S. Bonaventura, “ camminare in Dio “ e cioè fare la volontà di Dio.
Gli apostoli chiedono a Gesù: “ Insegnaci a pregare!” ( Lc 11,1 – 13)
Immediatamente prima di questo passo., Luca narra la sosta di Gesù in casa delle sorelle di Lazzaro: Marta e Maria:.
Ci è nota l’esortazione che rivolge a Marta: “ Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno: Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. ( Lc.10,41 – 42)

E utile richiamare alla memoria ciò che il nostro padre Fondatore sapientemente ci detta nelle Costituzioni: “ La vita delle Vittime dei Sacri Cuori deve essere un misto di contemplazione e di azione, cercando nella preghiera il frutto del loro apostolato e nell’apostolato il fine della preghiera.” ( CC 5 ) 

Quale è il luogo della preghiera?

La narrazione di Luca suona così: “ Poi Gesù si ritira in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli chiese: Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli.”
Gesù prima si trattiene a colloquio col Padre, in un luogo appartato, poi comunica ai suoi l’esperienza che personalmente ha fatto, rispondendo alla richiesta dei discepoli, insegna loro il Padre Nostro.
San Francesco, l’uomo divenuto preghiera, ha vissuto sull’esempio del Maestro. Dalla vita prima di Tommaso da Celano( FF 329) rileviamo che egli era solito recarsi in posti adatti al raccoglimento dello Spirito in compagnia di un giovane amico al quale confidava di aver scoperto un tesoro.
Alla periferia della città c’era una grotta in cui essi andavano sovente, parlando del tesoro.
L’uomo di Dio vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere e pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo nel segreto.
Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro.
Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere.
La preghiera, perciò, si coltiva nei momenti di sosta e di silenzio che favoriscono l’ascolto della Parola, che permettono all’anima di ruminare la Parola, farla diventare suo nutrimento e contemporaneamente viverla nella quotidianità.

Oltre a “ come pregare” nello stesso passo evangelico ( Lc 11,1 – 13) ci viene indicato “cosa chiedere”.
La preghiera del Padre Nostro, riportata da Luca, è diversa da quella riportata da Matteo.
All’inizio c’è la domanda : - Padre, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno. Segue l’invocazione della richiesta dei mezzi perchè il Regno si realizzi : - Dacci ogni giorno il pane quotidiano, cioè tutto ciò che occorre a noi per costruire il Regno ( la casa) – la benignità, la mitezza la pazienza, la perseveranza, la misericordia, l’accoglienza, la pace, la concordia, in una parola la capacità di morire come il chicco di grano per dare vita nuova.
La consapevolezza della nostra fragilità è la condizione indispensabile per attirare, su noi e su tutto il mondo, la misericordia e l’aiuto del Padre: “ … perdona i nostri peccati, perchè anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore e non ci indurre in tentazione. “
Di Francesco leggiamo dalla vita II di Tommaso da Celano ( FF.681 – 682) Trascorreva tutto il suo tempo in santo raccoglimento, per imprimere nel cuore la Sapienza; temeva di tornare indietro se non progrediva sempre. E se a volte urgevano visite di secolari, le troncava più che terminarle per rifugiarsi di nuovo nella contemplazione. Perchè a lui, che si cibava della dolcezza celeste, riusciva insipido il mondo, e le delizie divine lo avevano reso di gusto difficile per i cibi grossolani degli uomini.
Il nostro Padre Fondatore ci esorta a vivere: “ … così disposto il terreno si vedrà senza meno l’aumento giornaliero di quell’edificio spirituale che va innalzandovi la grazia di Dio. Quando l’anima umile e mortificata s’impiega davvero a vuotarsi interamente di sé e così vuota non presenta a Dio che il proprio niente allora Iddio, e solamente allora, la riempie del suo tutto, come si esprimeva San Giovanni della Croce.
Quindi una Vittima che non ha più volontà propria, gusterà e si alimenterà soltanto della volontà di Dio. ( RR 43)

L’esperienza che ciascuna di noi vive quando, attraverso il sacramento del perdono, riceve l’abbraccio della misericordia del Padre, ci deve riempire di gioia e ci deve spingere ad usare la stessa benevolenza verso chi ci offende.

Affermava Giovanni Paolo II che “ ogni uomo è unico e irripetibile” così l’esperienza che si vive nel rapporto col Padre, nella preghiera, è esperienza personale .

Proseguiamo nel cammino in compagnia della Vergine dell’ascolto , del silenzioso suo Sposo San Giuseppe, del Serafico Padre san Francesco, dell’operoso e generoso nostro Padre e Fondatore Mons. Francesco Saverio Petagna e di tutte le anime sante che, nella fedeltà , hanno camminato verso la Santa Montagna, illuminate dalla Parola di Dio . Così noi speriamo e crediamo di venirti incontro, Signore Gesù!

Ce lo auguriamo scambievolmente e di cuore.
Nei Sacri Cuori
sr Giovanna