Riflessioni
Padre col cuore di Padre
Dio è Padre come ci ha rivelato Gesù e continua a mostrarsi tale per mezzo di uomini e donne che, spinti dalla forza dello Spirito Santo, testimoniano con le parole e con le opere, la loro dedizione senza riserve al servizio dei fratelli. Attraverso il ministero ordinato dei vescovi, presbiteri e diaconi, Egli ha effuso abbondantemente nei suoi figli di adozione, rendendo manifesto nelle varie forme di vita, il suo amore di Padre che vuole raggiungere l’umanità. È un amore, il suo, che attende con pazienza ed accoglie con festa chi si è allontanato; che educa e corregge, che sazia la fame d’amore di ogni persona. Ogni essere umano può ormai saper di essere in Gesù, Verbo incarnato, oggetto di un amore sconfinato da parte del Padre Celeste.
Fu proprio così per il Servo di Dio Mons. Petagna. Dio era sempre la meta dei suoi pensieri,e tutto operava per lui ed in lui. A questo fine soltanto spendeva il suo tempo; e, ogni giorno, l’alba nascente lo trovava assorto nella preghiera e nella meditazione delle verità eterne. Egli era ben convinto che la sorgente del suo ministero partiva dall’iniziativa del Signore. Padre e pastore consacrato a stare con Dio insieme al suo popolo. “Mons. Petagna mette Dio a capo di ogni sua azione, a lui dirige il suo pensiero, i palpiti, le ore, le sue tenerezze” così scriveva De Gregorio. E lo stesso Mons. Petagna in una lettera al Capitolo del 9 gennaio del 1864 così si esprimeva: “Tutto quello che fo per le anime qui l’offerisco a Dio per il bene della mia diocesi”.
Mons. Sarnelli scrisse di lui: ”Nella sua anima regnava solo l’amore di Dio”.
Mons. Michele De Iorio disse: “Della carità fu tutto e sempre compreso il cuore di Mons. Petagna. Egli mirava a condurre le anime a Dio; con la carità, frutto anch’essa della pietà, mirava a legarle a Dio”.
Era un comunicatore eccezionale: quando predicava coinvolgeva le folle nel suo entusiasmo mistico. Questo sacerdote all’altare appariva alter Christus e nel confessionale l’uomo dello Spirito Santo.
Fu sempre la sua ardente carità che lo spinse a tutte le opere del suo apostolato e di promozione umana. Il punto di partenza della carità verso il prossimo, per Mons. Petagna è che tutti amino Dio perché possano aprirsi alla felicità della beatitudine.
Vorrei condividere con voi una meravigliosa istantanea, eseguita dalla penna di un giovane sacerdote della diocesi di Castellammare di Stabia.
Ero giovane chierico, quando vidi in un bel dipinto le dolci sembianze di Cristo Gesù , sotto le forme attraenti del Buon Pastore. Mi fermai a contemplarlo: Gesù, l’amabile Gesù , tutto spirante amore e sorriso, seduto in mezzo ad un candido gregge, carezzava le pecorelle, che facevano ressa tra di loro per stringersi sempre più al loro pastore. Ma ciò che maggiormente attrasse il mio sguardo e mi commosse fino al pianto fu una pecorella, che sanguinava da una larga ferita, e boccheggiando presso a morire, dal pastore era tenuta vicina al collo e pareva prender sollievo in quel momento estremo dell’accoglienza del mite padrone: era stata malconciata così dal lupo, che si vedeva fuggire in lontananza sullo sfondo della tela. Sotto il quadro era scritto il motto: ego sum pastor bonus. Mitis sum et humilis corde. Rivolto ad un compagno vicino dissi: Vorrei scrivere sotto questo quadro ritratto di Mons. Petagna. Questa impressione è rimasta sempre scolpita nella mia mente; ed ora dopo 30 anni dalla sua dipartita il dipinto s’è ripresentato in tutta la sua mistica bellezza alla mia fantasia ed in quella effige mi si è riprodotta alla mente tutta intera la bella figura del vescovo Petagna. Egli fu veramente il buon pastore. E noi lo ricordiamo quando, circondato da uno stuolo di sacerdoti, sempre sorridente, sempre benedicente si aggirava in mezzo al suo gregge.
Con questa istantanea possiamo evincere quanto era l’amore che Mons. Petagna versava verso il prossimo e in particolare verso i sacerdoti. Particolarissima era la sua carità verso il clero.
Nella Lettera Pastorale del 1871 così scriveva: “Il dover di pastore e salvatore delle anime mi fa versare lagrime amare dagli occhi e tenermi pronto anche a dar la vita e vuotar di tutto il sangue le vene per far salve le mie pecorelle”. E ancora in una lettera datata 3 luglio 1858 indirizzata Al suo diletto Clero e popolo così si esprimeva: “Venite con fiducia al vostro Pastore ed esponetegli tutti i vostri bisogni, chè egli con amore paterno e sempre pronto ad accogliervi, a consolarvi nelle vostre tribolazioni e a rimenarvi ai pascoli salutari della vita celeste”. Significativa l’espressione di Mons. Petagna secondo quanto si evince da uno scritto di De Gregorio : “ Io ho amato il mio clero e sallo Iddio quante volte ho offerto sacrificio di mia vita alla santificazione di esso”.
La nota caratteristica del nostro vescovo fu proprio il suo cuore paterno, fu questo il punto culminante della sua preziosa esistenza. Il senso di paternità di Mons. Petagna affiora in pienezza quando, nella prima lettera Pastorale, parla dei giovani che si avviano al sacerdozio fin dall’appello iniziale: “ Figliuoli dilettissimi, seminaristi o chierici, onorate il vostro padre. Vi custodirò qual pupilla dell’occhio, e quello che toccherà voi toccherà la pupilla dell’occhio mio”. Mons. Petagna non si limita solo alla preoccupazione di preservare ma egli ha ben chiara la finalità dell’opera educativa; per evitare di camminare a caso bisogna convogliare tutti gli sforzi nel “ formare Cristo in loro”. Ancora scrive: “ Come novelle piante di ulivi intorno alla mia mensa voi siete la mia speranza, il gaudio e la corona di gloria. Voi porto nuovamente io nel mio seno, sino a tanto che sia formato in voi Cristo, acciocché non sia la vita vostra come a caso, ma camminiate in maniera convenevole alla vocazione a cui siete stati chiamati”.
Anche quando fu costretto all’esilio non si spense il suo amore di padre. Dalle sue lettere si evince come il pastore lavora intensamente per la diocesi che lo ospita e manifesta preoccupazione pastorale causata dalla lontananza: “ non posso a meno d’avermi il cuore lacerato all’idea del gregge separato dal primo Pastore; …non mancherò tenerli avvertiti del mio ritorno”. In queste lettere si rivela come la lontananza abbia rafforzato legami affettivi tra il pastore e i suoi sacerdoti; costante preoccupazione del vescovo è la fedeltà del clero e dei religiosi alla propria vocazione.
Il 25 marzo del 1864, venerdì santo, il Servo di Dio inviò alla diocesi una lettera pastorale dal titolo Istruzione Pastorale del Vescovo di Castellammare ai suoi diocesani: vi esprimeva tutto l’amore e tutto il dolore del suo cuore di pastore. Nella seconda parte dell’Istruzione mons. Petagna incoraggiava i suoi diocesani sul sentiero delle vere virtù, li invitava ad applicarsi alla fede, alla carità, alla preghiera. Raccomandava ai fedeli che per esprimere in pienezza se stessi fossero intimamente uniti a Dio nella preghiera.
Nonostante le fatiche, i disagi, la sofferenza della sua esperienza di esule, mons.Petagna appena mise piede fra la sua gente ricominciò la sua attività pastorale con un’operosità prodigiosa.
In occasione del suo giubileo sacerdotale, don Andrea di Martino così scriveva : “ Esso ha diritto alla pubblica gioia per essere un perfetto gentiluomo, l’uomo della carità cristiana, contento a vivere senza carrozza, senza lusso, senza servi per dispensare tutto ai poverelli. Vero imitatore del Sommo Sacerdote è sì mite e buono che tutti a lui ricorrono non come vescovo, ma come al padre, all’amico”.
Mons. Petagna contribuì notevolmente al rinnovamento della Chiesa, non solo favorendo il sorgere di comunità religiose nella sua diocesi, ma fondando egli stesso un Istituto di suore, alle quali affidò l’impegno di essere, come lui, “vittime animose”, cioè intraprendenti, desiderose di collaborare all’azione espiatrice del Cristo. In quel contesto il vescovo capì che la sua missione esigeva una pedagogia attraverso una pastorale più particolare e personale, più paterna e impegnativa e per questo creò le Vittime dei Sacri Cuori, le quali dovevano tradurre la sua pastorale in pedagogia spirituale e l’azione della Chiesa in opera di istruzione e di educazione.
Il suo ideale fu il “pastore buono” che da la vita per il suo gregge; egli infatti fu il pastore delle anime che amò la sua Chiesa come sposa, e diede tutto se stesso, come vittima, per santificarla.
sr Antonella Cosentino
Fu proprio così per il Servo di Dio Mons. Petagna. Dio era sempre la meta dei suoi pensieri,e tutto operava per lui ed in lui. A questo fine soltanto spendeva il suo tempo; e, ogni giorno, l’alba nascente lo trovava assorto nella preghiera e nella meditazione delle verità eterne. Egli era ben convinto che la sorgente del suo ministero partiva dall’iniziativa del Signore. Padre e pastore consacrato a stare con Dio insieme al suo popolo. “Mons. Petagna mette Dio a capo di ogni sua azione, a lui dirige il suo pensiero, i palpiti, le ore, le sue tenerezze” così scriveva De Gregorio. E lo stesso Mons. Petagna in una lettera al Capitolo del 9 gennaio del 1864 così si esprimeva: “Tutto quello che fo per le anime qui l’offerisco a Dio per il bene della mia diocesi”.
Mons. Sarnelli scrisse di lui: ”Nella sua anima regnava solo l’amore di Dio”.
Mons. Michele De Iorio disse: “Della carità fu tutto e sempre compreso il cuore di Mons. Petagna. Egli mirava a condurre le anime a Dio; con la carità, frutto anch’essa della pietà, mirava a legarle a Dio”.
Era un comunicatore eccezionale: quando predicava coinvolgeva le folle nel suo entusiasmo mistico. Questo sacerdote all’altare appariva alter Christus e nel confessionale l’uomo dello Spirito Santo.
Fu sempre la sua ardente carità che lo spinse a tutte le opere del suo apostolato e di promozione umana. Il punto di partenza della carità verso il prossimo, per Mons. Petagna è che tutti amino Dio perché possano aprirsi alla felicità della beatitudine.
Vorrei condividere con voi una meravigliosa istantanea, eseguita dalla penna di un giovane sacerdote della diocesi di Castellammare di Stabia.
Ero giovane chierico, quando vidi in un bel dipinto le dolci sembianze di Cristo Gesù , sotto le forme attraenti del Buon Pastore. Mi fermai a contemplarlo: Gesù, l’amabile Gesù , tutto spirante amore e sorriso, seduto in mezzo ad un candido gregge, carezzava le pecorelle, che facevano ressa tra di loro per stringersi sempre più al loro pastore. Ma ciò che maggiormente attrasse il mio sguardo e mi commosse fino al pianto fu una pecorella, che sanguinava da una larga ferita, e boccheggiando presso a morire, dal pastore era tenuta vicina al collo e pareva prender sollievo in quel momento estremo dell’accoglienza del mite padrone: era stata malconciata così dal lupo, che si vedeva fuggire in lontananza sullo sfondo della tela. Sotto il quadro era scritto il motto: ego sum pastor bonus. Mitis sum et humilis corde. Rivolto ad un compagno vicino dissi: Vorrei scrivere sotto questo quadro ritratto di Mons. Petagna. Questa impressione è rimasta sempre scolpita nella mia mente; ed ora dopo 30 anni dalla sua dipartita il dipinto s’è ripresentato in tutta la sua mistica bellezza alla mia fantasia ed in quella effige mi si è riprodotta alla mente tutta intera la bella figura del vescovo Petagna. Egli fu veramente il buon pastore. E noi lo ricordiamo quando, circondato da uno stuolo di sacerdoti, sempre sorridente, sempre benedicente si aggirava in mezzo al suo gregge.
Con questa istantanea possiamo evincere quanto era l’amore che Mons. Petagna versava verso il prossimo e in particolare verso i sacerdoti. Particolarissima era la sua carità verso il clero.
Nella Lettera Pastorale del 1871 così scriveva: “Il dover di pastore e salvatore delle anime mi fa versare lagrime amare dagli occhi e tenermi pronto anche a dar la vita e vuotar di tutto il sangue le vene per far salve le mie pecorelle”. E ancora in una lettera datata 3 luglio 1858 indirizzata Al suo diletto Clero e popolo così si esprimeva: “Venite con fiducia al vostro Pastore ed esponetegli tutti i vostri bisogni, chè egli con amore paterno e sempre pronto ad accogliervi, a consolarvi nelle vostre tribolazioni e a rimenarvi ai pascoli salutari della vita celeste”. Significativa l’espressione di Mons. Petagna secondo quanto si evince da uno scritto di De Gregorio : “ Io ho amato il mio clero e sallo Iddio quante volte ho offerto sacrificio di mia vita alla santificazione di esso”.
La nota caratteristica del nostro vescovo fu proprio il suo cuore paterno, fu questo il punto culminante della sua preziosa esistenza. Il senso di paternità di Mons. Petagna affiora in pienezza quando, nella prima lettera Pastorale, parla dei giovani che si avviano al sacerdozio fin dall’appello iniziale: “ Figliuoli dilettissimi, seminaristi o chierici, onorate il vostro padre. Vi custodirò qual pupilla dell’occhio, e quello che toccherà voi toccherà la pupilla dell’occhio mio”. Mons. Petagna non si limita solo alla preoccupazione di preservare ma egli ha ben chiara la finalità dell’opera educativa; per evitare di camminare a caso bisogna convogliare tutti gli sforzi nel “ formare Cristo in loro”. Ancora scrive: “ Come novelle piante di ulivi intorno alla mia mensa voi siete la mia speranza, il gaudio e la corona di gloria. Voi porto nuovamente io nel mio seno, sino a tanto che sia formato in voi Cristo, acciocché non sia la vita vostra come a caso, ma camminiate in maniera convenevole alla vocazione a cui siete stati chiamati”.
Anche quando fu costretto all’esilio non si spense il suo amore di padre. Dalle sue lettere si evince come il pastore lavora intensamente per la diocesi che lo ospita e manifesta preoccupazione pastorale causata dalla lontananza: “ non posso a meno d’avermi il cuore lacerato all’idea del gregge separato dal primo Pastore; …non mancherò tenerli avvertiti del mio ritorno”. In queste lettere si rivela come la lontananza abbia rafforzato legami affettivi tra il pastore e i suoi sacerdoti; costante preoccupazione del vescovo è la fedeltà del clero e dei religiosi alla propria vocazione.
Il 25 marzo del 1864, venerdì santo, il Servo di Dio inviò alla diocesi una lettera pastorale dal titolo Istruzione Pastorale del Vescovo di Castellammare ai suoi diocesani: vi esprimeva tutto l’amore e tutto il dolore del suo cuore di pastore. Nella seconda parte dell’Istruzione mons. Petagna incoraggiava i suoi diocesani sul sentiero delle vere virtù, li invitava ad applicarsi alla fede, alla carità, alla preghiera. Raccomandava ai fedeli che per esprimere in pienezza se stessi fossero intimamente uniti a Dio nella preghiera.
Nonostante le fatiche, i disagi, la sofferenza della sua esperienza di esule, mons.Petagna appena mise piede fra la sua gente ricominciò la sua attività pastorale con un’operosità prodigiosa.
In occasione del suo giubileo sacerdotale, don Andrea di Martino così scriveva : “ Esso ha diritto alla pubblica gioia per essere un perfetto gentiluomo, l’uomo della carità cristiana, contento a vivere senza carrozza, senza lusso, senza servi per dispensare tutto ai poverelli. Vero imitatore del Sommo Sacerdote è sì mite e buono che tutti a lui ricorrono non come vescovo, ma come al padre, all’amico”.
Mons. Petagna contribuì notevolmente al rinnovamento della Chiesa, non solo favorendo il sorgere di comunità religiose nella sua diocesi, ma fondando egli stesso un Istituto di suore, alle quali affidò l’impegno di essere, come lui, “vittime animose”, cioè intraprendenti, desiderose di collaborare all’azione espiatrice del Cristo. In quel contesto il vescovo capì che la sua missione esigeva una pedagogia attraverso una pastorale più particolare e personale, più paterna e impegnativa e per questo creò le Vittime dei Sacri Cuori, le quali dovevano tradurre la sua pastorale in pedagogia spirituale e l’azione della Chiesa in opera di istruzione e di educazione.
Il suo ideale fu il “pastore buono” che da la vita per il suo gregge; egli infatti fu il pastore delle anime che amò la sua Chiesa come sposa, e diede tutto se stesso, come vittima, per santificarla.
sr Antonella Cosentino










