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Riflessioni

ASCOLTARE la Parola di Dio ed ogni uomo

Importanza dell’ascolto della Parola di Dio

Benedetto XVI, nell’introduzione al libro ” Chi prega si salva “, (30 giorni ed. aprile 2007 ), afferma che l’uomo, da sempre, si è reso conto che non è solo al mondo, che c’è qualcuno che l’ ascolta. Sempre si è reso conto che ha bisogno di un Altro più grande e che deve tendere a Lui perché la sua vita sia ciò che deve essere . Ma il volto di Dio è sempre stato velato e solo Gesù ci ha mostrato il suo vero volto. “ Chi vede Lui vede il Padre ”.
La consapevolezza che Dio ascolta l’uomo è una realtà incoraggiante, ma l’uomo a sua volta, come è stato detto prima, se vuole realizzare la missione che Dio gli ha affidato, deve ascoltare la Sua Parola, con l’aiuto della Chiesa, che ha ricevuto il grande tesoro della Sacra Scrittura. Il mezzo più efficace per ascoltare la Parola di Dio è la lectio divina che aiuta l’uomo ad incontrare Dio nella Sua Parola.
Essere in ascolto vuol dire essere tutt’orecchio, e se guardiamo l’orecchio vediamo che esso è sempre aperto, sempre pronto a captare e recepire il più silenzioso dei suoni. Ascoltare è intimamente connesso con il saper stare in silenzio, il tacere, proprio sapendo che Dio sta parlando. E come quando eravamo bambini e dovevamo stare zitti quando gli adulti parlavano, così ora stiamo in silenzio per ascoltare quali veri figli di Dio la sua Parola. Un modello lo abbiamo in Maria, la mamma di Gesù, ella non solo sta in silenzio, ma ha anche il cuore sgombro da ogni peccato o attaccamento sviante. Lei è come una lavagna pulita sulla quale Dio può incidere la sua Parola, e solo a causa di questa Parola lei e ognuno di noi può in verità compiere opere gradite a Dio, opere degne di Dio, opere grandi che portano frutto per l’eternità. E’ l’atteggiamento dell’ascolto che ci apre alla grazia e alla luce di Dio, e sappiamo bene che possiamo dare e trasmettere solamente quello che abbiamo ricevuto. Da Maria, la Vergine dell’ascolto, allora possiamo imparare come vivere l’ascolto, come vivere in modo gradito a Dio, perché anche noi possiamo entrare a far parte della schiera dei beati di cui parla Gesù, Maria da maestra dell’ascolto diventa maestra di vita e via al cielo.

Ascolto della parola di Dio nel tempo

“ Origene diceva che le parole scritte nella Bibbia sono nient’altro che le parole d’amore che lo sposo (Gesù) scambia con la sua sposa (la Chiesa). Egli dai suoi discepoli pretendeva l’assiduità, diceva, infatti, : ‘ ogni giorno si deve tornare al pozzo delle Scritture ‘, come Rebecca, e domandare a Dio che ci aiuti a trovare. Egli esortava a scrutare la Parola di Dio con la sollecitudine di un cuore innamorato ” …I padri della Chiesa hanno messo la Parola al centro dell’apprendimento del pensiero cristiano. La Bibbia per loro non è stato un libro, ma il libro della vita, che porta alla scoperta di Dio e alla comunione con Lui.
Fino al 1200 la lectio ha nutrito intere generazioni, e lo stesso S. Francesco d’Assisi l’ha praticata con costanza, ce lo conferma il fatto che ai suoi frati ha dato come regola il Vangelo e che la sua vita fu un vangelo vivente tanto da essere denominato un altro Cristo, ma dal 1200 al 1900 giungono i secoli bui durante i quali ci si allontana dalla pratica della lectio divina, che resta praticata in parte solo dai monaci, e si cercano altre vie meno valide (Cfr Lectio divina di Enzo Bianco ed. ELLEDICI pp. 16 - 21.). Si ha un ritorno alla lectio con il Concilio Vaticano II. Nel proemio della Dei Verbum si legge: “ In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di San Giovanni: ’annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo (Gv 1, 2-3).
Perciò seguendo le orme del concilio Tridentino e Vaticano I il Concilio intende proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e la trasmissione, affinché per l’annuncio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami.

La Chiesa custode della Parola di Dio

Nella Lumen gentium al n° 20 il Concilio Vaticano II applica ai vescovi l’affermazione di Gesù riportata da Luca c. 10,13-16 “ chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato ” , e insegna che i vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli apostoli quali pastori della Chiesa e che chi li ascolta ascolta Cristo.
L’atteggiamento del vero discepolo Luca lo identifica con quello di Maria sorella di Marta: “ Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola “ ( Luca 10, 38-42 ) .l’ascolto della parola del Signore è per il discepolo la parte migliore, che non gli verrà tolta.
Quando leggiamo la Sacra Scrittura, Dio parla a noi. Quando preghiamo , siamo noi che paliamo con Dio.
Dal confronto con la Parola di Dio si acuisce in noi il senso della nostra povertà, della nostra situazione di peccato, il desiderio di intensificare il cammino di conversione, di aprirci al suo amore.
Mons. Bruno Forte nella sua lettera pastorale del 2006-2007, dal titolo “ la Sacra Scrittura e la bellezza di Dio “ dice : “ Se capisci che la Bibbia è la lettera di Dio, che parla proprio al tuo cuore, allora ti avvicinerai ad essa con la trepidazione e il desiderio con cui un innamorato legge le parole della persona amata. Allora, il Dio che è Padre e Madre nell’amore, parlerà proprio a te e l’ascolto fedele, intelligente, umile e pregato di quanto Lui ti dice sazierà poco a poco il tuo bisogno di luce, la tua sete d’amore. Imparare ad ascoltare la voce che ti parla nella Sacra Scrittura è imparare ad amare: la parola di Dio è la buona novella contro la solitudine! Perciò l’ascolto delle Scritture è ascolto che libera e salva …solo Dio poteva rompere il silenzio dei cieli e irrompere nel silenzio del cuore: solo Lui poteva dirci, come nessun altro, parole d’amore…nutrirsi della Sacra Scrittura è nutrirsi di Cristo ( Consac. e Servizio n° 3 marzo 2007 pp. 2-3 ).
Nell’ascolto della parola di Dio dovremmo avere l’atteggiamento di Samuele: “ Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta! “ .
La Parola insieme con il Pane Eucaristico, è nutrimento indispensabile per la crescita della Chiesa e di ogni singolo membro di essa fino alla pienezza della maturità di Cristo.
La Parola biblica può fruttificare soltanto se ricevuta “ in terra buona e ottima” ( cfr. Lc 8, 4-15 ) disposta ad attendere con serenità e fiducia i frutti della Parola , maturati, come avvenne in Maria, la madre di Gesù, grazie all’azione dello Spirito Santo. La parabola del seminatore di Luca ci fa capire pienamente tutto questo ( cfr Cons. e Serv. N°3 - 2007 p. 18 ).
L’ascolto della parola di Dio mette in movimento Abramo e Sara: “ Il Signore disse ad Abram: ‘ Vattene dalla tua terra,dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò…Allora Abramo partì, come aveva detto il Signore (Gen. 12, 1-4 ). Così dovrebbe essere per ciascuno di noi, la parola di Dio dovrebbe metterci in movimento, attuando ciò che Dio ci chiede.
Nel capitolo 6° del Deuteronomio Dio comanda al popolo di Israele di ascoltare la Sua Parola : “ Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come segno, ti saranno come pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della casa e sulle porte ”.
Anche nel Nuovo Testamento Gesù mette come base della vita spirituale l’ascolto della parola di Dio, basta citare il Vangelo di Luca capitolo 8° versi 19-21: “ Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica “ . E il c. 10, già citato all’inizio, dove Gesù spiega che la parte migliore è l’ascolto della parola di Dio.
Dio non parla solo mediante i suoi inviati, parla soprattutto attraverso i fatti della vita. Chi ha l’orecchio aperto sente la sua parola anche nascosta in fatti
Molto duri nella sua storia. Israele è continuamente invitato ad ascoltare il Signore ma anche il Signore desidera ascoltare la voce della sua sposa. In fondo anche Dio desidera sentire parole d’amore dal suo popolo.
I consacrati, come discepoli fedeli del signore, sono chiamati all’ascolto di Gesù Parola del Padre. Si tratta di un ascolto che permea l’intera esistenza e che trova la sua sintesi nella legge nuova della carità. Dio è carità. I consacrati, mediante la pratica dei loro tre voti, sono chiamati alla perfezione della carità nella libertà e nella verità ( cfr Consacrazione e Servizio n ° 3 - 2007 ).

La vita di ogni uomo deve essere casa della Parola

S. Paolo esorta così i cristiani di Colossi: “ La parola di Dio abiti in voi…” (Col. 3, 16 ). Con queste parole invita a far divenire la propria vita la casa dove la Parola desidera essere presente e agire, senza fatica. La parola vuole avere nel nostro cuore la funzione di padrone di casa che tutto determina e muove. Questa Parola che abita in noi non è una notizia, ma una Persona: il Verbo fatto carne. Il passo parallelo agli Efesini augura:”…che Cristo abiti in voi ( 3,17 ). La Parola che abita in noi è Cristo parola del Padre, venuto a interpretarcelo, per mostrarci il suo volto e per condurci a Lui. Egli è la via, perché è la verità, perché è la vita. Quanto più la sua Parola permea il nostro essere, tanto più noi cresciamo nella comprensione dell’amore di Dio per noi, che ci riempie della sua carità e ci rafforza nella nostra interiorità. La lectio divina risponde alla nostra vocazione di divenire la casa della Parola, la tenda dove il Verbo, Verità, Via e Vita, pone la sua dimora e ci trasforma in sua Parola ( Gesù Maestro:l’arte dell’amore p. 5 ).
E’ nella luce e nella forza della parola di Dio che può essere scoperta, compresa, amata e seguita la propria vocazione e compiuta la propria missione. La familiarità con la parola di Dio faciliterà l’itinerario della conversione, non soltanto nel senso di distaccarci dal male per aderire al bene ma anche nel senso di alimentare nel cuore i pensieri di Dio ( Gesù Maestro, op. cit. p. 7 ).
La vita cristiana è fondata sulla Parola ascoltata con assiduità. Essa rende popolo di Dio, Chiesa che vive in comunione e celebra l’Eucarestia, che si prolunga e si manifesta nella vita.
La lectio divina, in realtà, è un cammino di discepolato per un ascolto attento e obbediente del Maestro che parla alla vita attraverso la sua Parola, resa viva dallo Spirito. Nel libro della Bibbia è Lui che parla, per scaldare il cuore e ridare senso alla nostra esistenza, come già accadde ai discepoli di Emmaus ( cfr. Lc 24, 19 ss. ). Dio non lo si può vedere, ma lo si può sempre ascoltare (cfr Dt 1, 6-8). Lectio è Dio che parla , quindi ascolto Qualcuno, …e permetto allo Spirito di trasformare il mio cuore in casa della Parola, per essere memoria viva nella vita, …fino all’amore come “ regola” . Il perdono è il massimo dell’amore. Gesù nel Vangelo più volte ha offerto il suo perdono: “ Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno “ – “ ti sono rimessi i tuoi peccati, va’ e non peccare più “ - “ chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e ,in alcuni casi, l’ha prevenuto: “ Zaccheo, oggi devo fermarmi a casa tua” ( Lc 19 ). Incontrando l’Amore ( Gesù ), sentendosi cercato, amato, perdonato Zaccheo, prima avido di ricchezze, sfruttatore dei suoi fratelli, si sente trasformato. Comprende che gli uomini vanno guardati con occhio diverso: non soggetti da sfruttare, ma persone da amare. Il denaro stesso, prima oggetto di cupida preda, cambia valore: servirà per riparare il male e per aiutare i fratelli bisognosi. Il Comandamento dell’amore esige una totale e attiva trasformazione del mondo. Ciascuno secondo le sue possibilità,attuando le seguenti regole:
1- Non fare a nessuno ciò che non piace a te ( Tb 4,15 a).
2- Tutto quanto volete che gli altri uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro ( cfr Mt 7,21; Lc 6,31).
3- Ama il prossimo tuo come te stesso ( Mt. 22, 39; Gal. 5,14 ).
4- Amatevi come io ho amato voi ( Gv. 15, 12 ).
Ognuno di questi gradini, a partire dal primo, che è la legge del minimo indispensabile, richiede capacità di perdono , perché esso è la casa dell’amore. Il massimo è amare riproducendo l’amore di Gesù, così da essere memoria viva di Lui, misericordia personificata. Il come di Gesù è la regola d’oro del cristiano; dinanzi ad essa cadono tutte le possibili ragioni e difese, e ci sentiamo unicamente debitori dell’amore che abbiamo ricevuto. Amore che esige di essere dato ( Gesù maestro pp. 16-17 ).

L’amore di Dio porta ad ascoltare e amare ogni uomo

“ Quando uno comincia a recepire con abbondanza l’amore di Dio, allora comincia ad ascoltare e ad amare anche il prossimo “ Secondo i padri del deserto la fonte dell’amore nei confronti del prossimo si colloca nell’amore di Dio. Non si ama l’altro per obbedienza ad un comandamento e neppure spinti dal solo sentimento, ma si ama in risposta all’amore preveniente di Dio, il cui nome stesso è carità ( 1 Gv 4,8-16 ). Ma anche qui la motivazione è di natura teologica perché il cristiano vede nel volto dell’altro il volto di Cristo e “dopo Dio considera tutti gli uomini come Dio”. “ Innalzato più in alto della tirannia delle passioni e non vedendo più se non l’unica natura degli uomini, li considera tutti in modo uguale e prova per tutti il medesimo sentimento. In lui non c’è più allora né greco, né ebreo,né uomo, né donna, né schiavo né libero, ma Cristo tutto in tutti”.
Per comprendere in che misura i padri sottolineano la sinergia tra l’amore a Dio e al prossimo sarà sufficiente ricordare un celebre esempio di Doroteo di Gaza: ” Immaginate che per terra vi sia un cerchio,…immaginate che questo cerchio sia il mondo, il punto centrale del cerchio Dio e i raggi che dalla circonferenza vanno al centro siano le vie, cioè i modi di vivere degli uomini. Poiché dunque i santi, spinti dal desiderio di avvicinarsi a Dio, avanzano verso l’interno, quanto più avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e si avvicinano gli uni gli altri… E immaginate allo stesso modo la separazione. E’ chiaro che quando si separano da Dio e ritornano verso l’esterno, quanto più escono e si allontanano da Dio, tanto più si allontanano gli uni dagli altri. Tale è la misura della carità. Nella misura in cui siamo all’esterno del cerchio e non amiamo Dio, in quella stessa misura ci allontaniamo dal prossimo. Per i padri del deserto l’amore per il prossimo non è tanto inteso come atto concreto di carità, ma soprattutto come accoglienza piena di compassione per ogni fratello caduto nel peccato: è questa la carità più grande che il monaco può offrire, perché si tratta della stessa carità di Cristo, che ha amato ogni uomo, ma soprattutto i peccatori. Per poter fare questo il monaco deve imparare innanzitutto a guardare se stesso e il proprio peccato, cercando di non cadere nel giudizio del prossimo, trappola ben più insidiosa e peccato più grave della stessa lussuria o della bestemmia: “ E’ meglio per te trovarti a cadere nel peccato della lussuria, piuttosto che nella malattia di giudicare l’altro” ( Isacco di Ninive, Centurie II, 39 ).
Tale compassione per il peccatore può addirittura spingere alcuni uomini a fingere di aver peccato pur di portare realmente il peso de fratello: “ Due fratelli andarono in città per vendere i prodotti del loro lavoro; si separarono e uno dei due cadde nella fornicazione. L’altro venne e gli disse : ‘Ritorniamo nella nostra cella, fratello. Quello rispose: ‘ Non vengo ‘ . E l’altro lo interrogava: ‘ Perché, fratello mio? ‘ Quello rispose: ‘ Perché, quando ti sei separato da me, sono caduto nella fornicazione ‘. Il fratello , volendo guadagnarlo, prese a dirgli: ‘ E’ accaduto così anche a me, quando mi sono separato da te, ma andiamo e facciamo insieme penitenza, con tutte le forze, e Dio ci perdonerà ’. Di ritorno confessarono agli anziani quanto era loro accaduto, e questi ordinarono di fare penitenza, cosicché uno faceva penitenza per l’altro, come se anche lui avesse peccato. Dio allora, vedendo la sua fatica e il suo amore, pochi giorni dopo rivelò ad uno degli anziani che, a motivo del grande amore del fratello che non aveva peccato, aveva perdonato colui che aveva peccato. Ecco : questo è il deporre la propria anima per il fratello! “ Questo ed altri episodi ci mostrano a quali vertici di compassione e comunione con chi è caduto nel peccato può giungere colui che si riveste della carità di Cristo che, pur di guadagnare l’umanità, non ha temuto di farsi per noi peccato: “ Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor. 5,21 ) ( dalla rivista “ Pregare “ anno XV n ° 5 pp. 14-15 ).

L’ascolto della Parola di Dio in mons. Petagna

L’ascolto della Parola di Dio in mons. Petagna fu attento costante e approfondito, lo conferma il fatto che conosceva a memoria varie parti della Bibbia e che volle imparare l’ebraico per capirla meglio. La sua serenità durante l’esilio e nelle avversità incontrate nella diocesi di Castellammare proveniva dall’ascolto della Parola di Dio. Troviamo ulteriore conferma nei suoi scritti: al n ° 7 delle Regole e Costituzioni del 1875 egli dice : Della vita celeste ed eterna, rispetto alla quale la vita temporale e terrena è vera morte, potremmo cominciare a godere anche quaggiù coll’applicarci a conoscere Dio per mezzo di Gesù Cristo. “ Or la vita eterna si è – come parlava s. Giovanni - che conoscano Te, solo vero Dio e Gesù Cristo mandato da te ” ( Cap. XVII, 3 ).Eppure la vera scienza di Dio per mezzo di Gesù Cristo è la più negletta, anzi derisa dai ciechi mondani. Dovrebbero i cristiani, ad assicurarsi la salvezza, formare la loro gloria di non sapere altra cosa se non Gesù Cristo e questi crocifisso, come faceva S. Paolo ( I Cor. II,2 ) eppure essi rifuggono dall’internarsi nella considerazione di questo Redentore satollo di obbrobri e di pene per loro.
N ° 8 Ma viva Iddio! Che non mancarono né mai mancheranno anime predilette le quali…lo seguiranno dappertutto e sempre fedelmente pel calvario, sulla Croce, alla morte.
N ° 27 E siccome i santi addivenivano più o meno benefattori dell’umanità a misura che attingevano alla fontana del divino amore che è il Cuore di Gesù, parimenti, perché potessero far molto bene in mezzo al mondo le Vittime del Sacro Cuore, debbono starsi tenacemente strette a questo, riempirsi fuor misura di quell’acqua salutare celeste di cui Egli è la sorgente, e così facilmente diffonderne con abbondanza in seno ai loro simili.

Sintesi

Mi piace concludere la relazione sintetizzandola in cinque punti fondamentali:
1. Abbiamo la certezza che Dio ci ascolta sempre.

2. Per realizzare la missione che Dio ci ha affidato dobbiamo, ogni giorno, nutrirci della Sua Parola.

3. Dobbiamo farci guidare dalla Chiesa che è custode della Parola di Dio come afferma il Concilio Vaticano II.

4. L’esercizio quotidiano della lectio divina deve trasformarci in casa della Parola, fino all’amore come regola – fino al perdono che è il massimo dell’amore.

5. L’amore di Dio deve portarci all’amore del prossimo fino al punto di fare penitenza per il peccato del fratello.

Se la ricostruzione della nostra casa la faremo rafforzando questi 5 pilastri, siamo sicuri di fondarla sulla roccia.

Suor Veridiana Albanese


RIFLETTI E PROPONI

1- Sono convinta che Dio , che mi ha amato per prima e mi ama, è sempre
pronto ad ascoltarmi, anche quando sembra che tutto è silenzio?

2 – Mi nutro , ogni giorno, della Parola di Dio, consapevole che senza di es-
sa la mia vita non ha senso?

3 – Pongo ogni cura, affinché , per mezzo mio, la Chiesa possa evangelizza-
re?

4 – Sono tre anni che la nostra Congregazione, come formazione perma-
nente, sta cercando di aiutarci a capire e a praticare la lectio divina,
- io che frutti ho ricavato da tale impegno?
- Sono rimasta indifferente oppure ho fatto un cammino per far di-
ventare la mia vita casa della Parola?
- Mi impegno a far diventare l’amore come regola della mia vita e a per-
donare chiunque volontariamente o involontariamente mi procura
sofferenze?

5 – Mi impegno a realizzare la comunione fraterna in seno alla mia famiglia
Religiosa, evitando ogni minima ombra di disarmonia?
- Coltivo lo spirito missionario offrendo preghiere, sacrifici, fatiche per
la propagazione del Regno di Dio nel mondo?
- Sono capace di fare penitenza per il fratello o la sorella che ha peccato?