Riflessioni
In FRATERNITA’ come veri figli del Padre
Dalla minorità (cioè essere umili, piccoli,ultimi) scaturisce la fraternità, infatti una delle forme concrete attraverso le quali Francesco di Assisi si propone di mettere in pratica la sequela di Cristo, fu la vita di e in fraternità.
Di per sé il concetto di fraternità è molto ampio, in quanto non si riduce solo ai rapporti interpersonali di due persone o di un insieme di persone che seguono una determinata forma o progetto di vita religiosa, ma anche fraternità fra le famiglie religiose, fra l’intera comunità della Chiesa (fraternità ecclesiale, ecc.).
Tanto la comunione quanto la fraternità si ispirano al progetto evangelico della carità, mettendo in pratica il comandamento di Gesù di AMARSI gli uni gli altri, come lui ci ha amati.
Il codice di diritto canonico adopera delle espressioni molto eloquenti: VITA FRATERNA, FRATERNA COMUNIONE, COMUNITA’ FRATERNA IN CRISTO.
Noi non faremo mai comunione se non siamo uomini e donne di comunione.
Ecco quanto ci dice Giovanni Paolo II nella Nuovo Millennio Ineunte al n° 43:
“Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del corpo mistico, come” uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper “fare spazio”al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri”(Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie”.
Secondo S. Francesco, la fraternità non è un semplice progetto umano, ma è parte del piano di Dio, un dono dello Spirito.
Un punto di partenza indispensabile per capire la concezione di Francesco sulla fraternità, è la sua fede fondata sulla FRATERNITA’ DI DIO PADRE.
Ce ne dà affermazione la frase tratta dal Vangelo di Matteo 23,9, che Francesco fa propria: “ Voi siete tutti fratelli, non vogliate chiamare nessuno padre vostro sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli” (Rnb 22,34).
La fraternità è caratterizzata dall’uguaglianza e dalla reciprocità, senza il dono di se stessi ai fratelli, non si può costruire la comunione fraterna e non ci può essere la misericordia, che deve essere una nota distintiva della fraternità.
La fraternità deve ispirarsi alla parabola del Padre buono e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore.
La misericordia che usa il Padre con i peccatori, deve essere vissuta nella fraternità “ dove lo Spirito Santo, discendendo in ogni petto delle vittime, ne prende ampio possesso e ne investe ogni fibra e sarà sempre un compatirsi l’un l’altra, un perdonarsi scambievolmente i difetti, un prodigarsi sollievo, aiuto e conforto a vicenda” (RR 47).
Il Dio creatore, che si è rivelato come AMORE, TRINITA’ e COMUNIONE, ha chiamato l’uomo alla fraternità universale nel Padre, il quale ci ha fatti figli e fratelli fra di noi, così ha insegnato l’uguaglianza nella fraternità e la riconciliazione nel perdono.
Gesù stesso ci ha dato l’esempio di come servire e porsi all’ultimo posto.
Prima di morire sulla croce per noi, compie il gesto di infinita umiltà: lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo Gesù nel Sacramento dell’Eucarisia, continua ad amarci fino alla fine, fino al dono del suo corpo e del suo sangue.
Il nostro Fondatore ha un’espressione bellissima sull’Eucaristia:”Quanto è ineffabile, attraente, caro quel bacio amoroso che si danno la Giustizia e la Misericordia di Dio sulla fronte di quest’ostia innocente, santa e immolata sol per amore!” (RR5).
Lo stesso grande amore che Gesù ci ha rivelato, dobbiamo riversarlo sulle nostre consorelle e sui nostri fratelli che abbiamo accanto.
“La venuta dello Spirito Santo, primo dono ai credenti, ha realizzato l’unità voluta da Cristo. Effuso sui discepoli riuniti nel cenacolo con Maria, ha dato visibilità alla chiesa, che fin dal primo momento, si caratterizza come fraternità e comunione nell’unità di un solo cuore e di un’anima sola. (At 4,32)” (Vita fraterna in comunità 9).
In virtù di Cristo e dello Spirito Santo, l’unità della chiesa sussiste e sussisterà sempre fino alla fine dei secoli.
“Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.”(Gv 17,21-23).
La fraternità religiosa è dono dello Spirito Santo e va alimentato con l’impegno della crescita nella formazione spirituale attraverso l’assidua pratica della preghiera, intesa anche come tempo per stare con il Signore, perché possa operare in noi, non trascurando però, la preghiera comunitaria, l’adorazione, la lectio divina che rinnova la nostra vita e ci rende creature nuove, entra in noi una presenza reale che ci fa sentire tutt’uno con il nostro prossimo, in comunione con i fratelli.
Per intensificare la comunione bisogna quindi seguire le indicazioni di S.Paolo sulla reciprocità: stimarsi gli uni gli altri, accogliersi, servirsi, edificarsi, confortarsi, sostenersi, correggersi.Condividere le gioie e le sofferenze degli altri: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”(1 Cor 12,26); “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,15).
Fissiamo lo sguardo sul Cuore di Cristo, lì dove esce un fiotto di sangue ed acqua, da dove nasce la Chiesa. Quel Cuore trafitto continua a battere nella Santa Eucaristia.
Quel Cuore trafitto ci porta al cuore stesso della Trinità
Quel Cuore trafitto ci spiega concretamente che cosa significa :DIO E’ AMORE.
Grande e forte deve essere la devozione a Maria, Madre di Dio, vincolo di comunione per la comunità religiosa, affinché le nostre fraternità, siano configurate al modello della “sua” Famiglia di Nazareth, dove il Vangelo della comunione e della fraternità è stato vissuto in modo ammirabile.
Il nostro Fondatore ci ha lasciato come modello la Santa Famiglia dove i tre cuori di Gesù , Maria e Giuseppe battevano all’unisono: “Nella casa di Nazareth signoreggiava unicamente e sempre da padrona la volontà di Dio… e questo impero assoluto fa poi anche regnarvi la più bella unione di pace fra loro” (RR 44).
Cristo è il modello di unità. Il comandamento dell’amore reciproco ha infatti in Lui la sorgente.
L’amore di Cristo diffuso nei nostri cuori, spinge ad amare i fratelli e le sorelle fino ad assumerci le loro debolezze, attente alle esigenze di ogni fratello, come Maria a Cana di Galilea, segno della misericordia e della compassione.
I documenti del Magistero di questi anni sono ricchi di suggerimenti e segnalazioni utili alla convivenza comunitaria, quali la lieta semplicità, la chiarezza e la fiducia reciproca, la capacità di dialogo.
Anche l’ascolto favorisce la fraternità, esso deve essere plasmato di attenzione e di comprensione.
Il rapporto con Gesù diventa il rapporto profondo della mia fraternità: aiutare l’altro è incontrare il Signore.
La gioia di vivere insieme pur in mezzo alle difficoltà del cammino umano e spirituale fa parte già del Regno. Questa gioia è frutto dello Spirito.
Una fraternità ricca di gioia è un vero dono dall’alto alle sorelle che sanno chiederlo,sanno accettarsi, impegnarsi nella vita fraterna, con fiducia nell’azione dello Spirito.
Si realizzano così le parole del Salmo 133,13:
“Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme… là il Signore dona benedizione e la vita per sempre.”
Tale testimonianza di gioia costituisce una grandissima attrazione verso la vita religiosa, una fonte di nuove vocazioni e un sostegno alla perseveranza.
Nel nostro cammino non deve mancare l’aiuto e la guida di Maria, umile ancella del Signore, affinché faccia di noi una sola famiglia, assidua nell’ascolto del Signore, pronta all’accoglienza, al perdono e alla riconciliazione.
A Lei chiediamo ancora di farci ascoltare sempre la voce di Gesù: “Va’, ripara la mia casa: la mia fraternità”.
20 gennaio 2008
sr Salvatrice
Di per sé il concetto di fraternità è molto ampio, in quanto non si riduce solo ai rapporti interpersonali di due persone o di un insieme di persone che seguono una determinata forma o progetto di vita religiosa, ma anche fraternità fra le famiglie religiose, fra l’intera comunità della Chiesa (fraternità ecclesiale, ecc.).
Tanto la comunione quanto la fraternità si ispirano al progetto evangelico della carità, mettendo in pratica il comandamento di Gesù di AMARSI gli uni gli altri, come lui ci ha amati.
Il codice di diritto canonico adopera delle espressioni molto eloquenti: VITA FRATERNA, FRATERNA COMUNIONE, COMUNITA’ FRATERNA IN CRISTO.
Noi non faremo mai comunione se non siamo uomini e donne di comunione.
Ecco quanto ci dice Giovanni Paolo II nella Nuovo Millennio Ineunte al n° 43:
“Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del corpo mistico, come” uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper “fare spazio”al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri”(Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie”.
Secondo S. Francesco, la fraternità non è un semplice progetto umano, ma è parte del piano di Dio, un dono dello Spirito.
Un punto di partenza indispensabile per capire la concezione di Francesco sulla fraternità, è la sua fede fondata sulla FRATERNITA’ DI DIO PADRE.
Ce ne dà affermazione la frase tratta dal Vangelo di Matteo 23,9, che Francesco fa propria: “ Voi siete tutti fratelli, non vogliate chiamare nessuno padre vostro sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli” (Rnb 22,34).
La fraternità è caratterizzata dall’uguaglianza e dalla reciprocità, senza il dono di se stessi ai fratelli, non si può costruire la comunione fraterna e non ci può essere la misericordia, che deve essere una nota distintiva della fraternità.
La fraternità deve ispirarsi alla parabola del Padre buono e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore.
La misericordia che usa il Padre con i peccatori, deve essere vissuta nella fraternità “ dove lo Spirito Santo, discendendo in ogni petto delle vittime, ne prende ampio possesso e ne investe ogni fibra e sarà sempre un compatirsi l’un l’altra, un perdonarsi scambievolmente i difetti, un prodigarsi sollievo, aiuto e conforto a vicenda” (RR 47).
Il Dio creatore, che si è rivelato come AMORE, TRINITA’ e COMUNIONE, ha chiamato l’uomo alla fraternità universale nel Padre, il quale ci ha fatti figli e fratelli fra di noi, così ha insegnato l’uguaglianza nella fraternità e la riconciliazione nel perdono.
Gesù stesso ci ha dato l’esempio di come servire e porsi all’ultimo posto.
Prima di morire sulla croce per noi, compie il gesto di infinita umiltà: lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo Gesù nel Sacramento dell’Eucarisia, continua ad amarci fino alla fine, fino al dono del suo corpo e del suo sangue.
Il nostro Fondatore ha un’espressione bellissima sull’Eucaristia:”Quanto è ineffabile, attraente, caro quel bacio amoroso che si danno la Giustizia e la Misericordia di Dio sulla fronte di quest’ostia innocente, santa e immolata sol per amore!” (RR5).
Lo stesso grande amore che Gesù ci ha rivelato, dobbiamo riversarlo sulle nostre consorelle e sui nostri fratelli che abbiamo accanto.
“La venuta dello Spirito Santo, primo dono ai credenti, ha realizzato l’unità voluta da Cristo. Effuso sui discepoli riuniti nel cenacolo con Maria, ha dato visibilità alla chiesa, che fin dal primo momento, si caratterizza come fraternità e comunione nell’unità di un solo cuore e di un’anima sola. (At 4,32)” (Vita fraterna in comunità 9).
In virtù di Cristo e dello Spirito Santo, l’unità della chiesa sussiste e sussisterà sempre fino alla fine dei secoli.
“Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.”(Gv 17,21-23).
La fraternità religiosa è dono dello Spirito Santo e va alimentato con l’impegno della crescita nella formazione spirituale attraverso l’assidua pratica della preghiera, intesa anche come tempo per stare con il Signore, perché possa operare in noi, non trascurando però, la preghiera comunitaria, l’adorazione, la lectio divina che rinnova la nostra vita e ci rende creature nuove, entra in noi una presenza reale che ci fa sentire tutt’uno con il nostro prossimo, in comunione con i fratelli.
Per intensificare la comunione bisogna quindi seguire le indicazioni di S.Paolo sulla reciprocità: stimarsi gli uni gli altri, accogliersi, servirsi, edificarsi, confortarsi, sostenersi, correggersi.Condividere le gioie e le sofferenze degli altri: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”(1 Cor 12,26); “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,15).
Fissiamo lo sguardo sul Cuore di Cristo, lì dove esce un fiotto di sangue ed acqua, da dove nasce la Chiesa. Quel Cuore trafitto continua a battere nella Santa Eucaristia.
Quel Cuore trafitto ci porta al cuore stesso della Trinità
Quel Cuore trafitto ci spiega concretamente che cosa significa :DIO E’ AMORE.
Grande e forte deve essere la devozione a Maria, Madre di Dio, vincolo di comunione per la comunità religiosa, affinché le nostre fraternità, siano configurate al modello della “sua” Famiglia di Nazareth, dove il Vangelo della comunione e della fraternità è stato vissuto in modo ammirabile.
Il nostro Fondatore ci ha lasciato come modello la Santa Famiglia dove i tre cuori di Gesù , Maria e Giuseppe battevano all’unisono: “Nella casa di Nazareth signoreggiava unicamente e sempre da padrona la volontà di Dio… e questo impero assoluto fa poi anche regnarvi la più bella unione di pace fra loro” (RR 44).
Cristo è il modello di unità. Il comandamento dell’amore reciproco ha infatti in Lui la sorgente.
L’amore di Cristo diffuso nei nostri cuori, spinge ad amare i fratelli e le sorelle fino ad assumerci le loro debolezze, attente alle esigenze di ogni fratello, come Maria a Cana di Galilea, segno della misericordia e della compassione.
I documenti del Magistero di questi anni sono ricchi di suggerimenti e segnalazioni utili alla convivenza comunitaria, quali la lieta semplicità, la chiarezza e la fiducia reciproca, la capacità di dialogo.
Anche l’ascolto favorisce la fraternità, esso deve essere plasmato di attenzione e di comprensione.
Il rapporto con Gesù diventa il rapporto profondo della mia fraternità: aiutare l’altro è incontrare il Signore.
La gioia di vivere insieme pur in mezzo alle difficoltà del cammino umano e spirituale fa parte già del Regno. Questa gioia è frutto dello Spirito.
Una fraternità ricca di gioia è un vero dono dall’alto alle sorelle che sanno chiederlo,sanno accettarsi, impegnarsi nella vita fraterna, con fiducia nell’azione dello Spirito.
Si realizzano così le parole del Salmo 133,13:
“Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme… là il Signore dona benedizione e la vita per sempre.”
Tale testimonianza di gioia costituisce una grandissima attrazione verso la vita religiosa, una fonte di nuove vocazioni e un sostegno alla perseveranza.
Nel nostro cammino non deve mancare l’aiuto e la guida di Maria, umile ancella del Signore, affinché faccia di noi una sola famiglia, assidua nell’ascolto del Signore, pronta all’accoglienza, al perdono e alla riconciliazione.
A Lei chiediamo ancora di farci ascoltare sempre la voce di Gesù: “Va’, ripara la mia casa: la mia fraternità”.
20 gennaio 2008
sr Salvatrice










