Riflessioni
Mons Petagna: LA LUCE ACCOLTA DIVENTA VITA
Gesù è luce ai nostri passi e a Lui dobbiamo volgere il nostro sguardo e il nostro ardente desiderio in questo tempo di attesa. I santi sono coloro che, inondati dalla luce divina, l’hanno riconosciuta e accolta e l’hanno fatta brillare davanti agli uomini con le parole e con l’esempio della loro esistenza. Non hanno trovato vita facile, ma anche nelle difficoltà si sono lasciati guidare e hanno portato agli altri questa Luce che è venuta a dissipare le tenebre del mondo.
Mons. Francesco Saverio Petagna nasceva a Napoli nel 1812, il 13 dicembre, giorno della santa che porta il nome della luce: Lucia e nella sua vita si è lasciato sempre guidare dalla luce della fede, che ha ricevuto nel battesimo, il giorno stesso della sua nascita; fede che si è sviluppata nella famiglia con genitori onorati e devoti e alla tenera età di 14 anni, si è lasciato conquistare da una luce particolare che lo chiamava ad unirsi a Cristo, sommo Sacerdote per la salvezza degli uomini. Entrò in seminario e lì alimentava costantemente la sua fede con lo studio assiduo, soprattutto della Parola di Dio, che era diventata suo quotidiano alimento, con la preghiera in particolare alla presenza della SS. Eucaristia e con la carità che riversava sul prossimo bisognoso.
A 23 anni ricevette l’ordine presbiterale e il suo zelo si moltiplicava. Volendo portare la luce di Cristo agli uomini del suo tempo, immersi nelle tenebre, predicava con fervore e si rivolgeva sia alle persone colte e istruite, sia alla gente semplice, insegnando le principali verità della fede.
La sua profonda cultura era unita ad una grande umiltà, per cui traspariva in lui la luce, la grazia e la sapienza divina.
Si rendeva in lui palpabile la realtà delle parole da lui stesse pronunciate: “Iddio ha dotato il cuore dell’uomo non solo di doni naturali tali da farne una bella immagine simile a Lui, ma profuse in essa un’abbondanza di grazia da rendere quell’immagine pura, santa e riverberante in sé Dio stesso, di cui era immagine.”
Nella sua vita ha fatto trasparire sempre questa immagine di Dio stampata nella sua anima,con la carità che aveva verso tutti.
Non si risparmiò fatiche, né si curò di disagi per farsi tutto a tutti e per guadagnare le anime a Cristo; non sdegnò il servizio agli ammalati nell’ ospedale degli Incurabili e ai carcerati, divenendo l’angelo soccorritore di quelle miserie.
All’età di appena 38 anni fu scelto per l’esercizio episcopale: venne ordinato vescovo il 16 giugno 1850 e fu inviato nella diocesi di Castellammare di Stabia dove il suo impegno pastorale fu rivolto ai sacerdoti perché predicassero e istruissero il popolo, ma anche alla gente semplice e povera, alla quale si rivolgeva per alleviare ogni sofferenza e non vi fu povero o afflitto di corpo o di spirito che non sperimentò la sua grande carità. Di lui si diceva che era “la carità di Dio visibile in terra”, il suo cuore generoso fece splendere quella luce sfolgorante che è l’amore divino.
Diceva: “Nell’eternità non ci sarà più bisogno di essere illuminati dalla fede, perché saremo immersi nella sfolgorante visione di Dio. Qui sulla terra cammineremo sempre tra le tenebre e la sola guida ai nostri passi sarà la lampada della fede. Per non spegnersi, dovrà essere operante attraverso la carità.”
I moti rivoluzionari del 1860 costrinsero Mons Petagna a lasciare l’Italia, e fu inviato da Papa Pio IX in Francia, nella città di Marsiglia. Questo allontanamento dalla sua amata diocesi, fu per lui motivo di dolore, ma ogni avvenimento fu accolto “con la pace nel cuore, che gli faceva in ogni cosa adorare l’amorosa mano di Dio”( così scrive il suo successore, Mons. Sarnelli).
Anche nella sofferenza, non subisce l’esilio, ma lo vede alla luce del piano di Dio, come un modo per allargare il suo orizzonte di carità anche lì in Francia, dove era stato inviato.
Dall’esilio, dove le tenebre gli stringevano il cuore, si lasciava ancora illuminare dalla fede e incoraggiava anche i suoi diocesani a tener alta la fiaccola della fede.
Con l’esempio e con la parola diceva:
“Figlioli direttissimi, applicatevi ardentemente e incessantemente ad edificare la vostra casa con questi valevolissimi mezzi che sono la fede operante per la carità e la preghiera sostenuta da grande fiducia e ferma speranza in Dio. Crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore Gesù Cristo per non cadere nell’errore. Allorché la fede è ben illuminata, sarà per voi una splendente fiaccola che getterà tanta luce sulle tenebre della società umana. Al lume soprannaturale vedremo chiaro che le ricchezze vere sono in cielo, in Dio, unico tesoro degno di guadagnare i nostri cuori.
La fede va poi alimentata con la preghiera, con la richiesta a Dio di un lume per non brancolar nelle tenebre, di coraggio per superare gli ostacoli, di sollievo nelle sofferenze”.
Non per gloriarsi, ma per indicare se stesso come modello, come lui lo era di Cristo, scriveva ai suoi diocesani:
“Era per me dolcissimo aprire il cuore e sollevare l’affamato, il nudo, l’afflitto, quando ero in mezzo a voi, ma giacché piacque al Signore di separarmi dai poveri, e mi volle come uno di loro, mi rivolgo a voi, figlioli miei, perché continuiate voi a spezzare all’affamato il pane, a ricoverare il povero, a vestire l’ignudo. La carità spinge ancora oltre, a fare del bene a coloro che vi fanno del male, allora splenderà per voi la luce della grazia, finché il Signore vi accoglierà nella sua gloria.”
Nelle grandi afflizioni, si rivolgeva spesso a Maria Immacolata, e incoraggiava tutti ad invocarla quale tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie.
Mons. Petagna illustra con un esempio come la preghiera sia indispensabile perché la fede possa essere sempre ben illuminata:
“Come lo specchio ha bisogno della luce per riflettere l’oggetto, deve essere limpido, senza macchia, altrimenti ne verrebbe macchiato il ritratto e deve essere vicino all’oggetto per copiarne bene i lineamenti, così, quando Cristo si avvicina all’anima, essa deve avere la luce dello Spirito Santo che ottiene con la preghiera, la purezza del cuore e la consapevolezza di essere di fronte alla Parola di Dio. Ed è con la preghiera che possiamo ottenere il lume dall’alto, lo Spirito divino che ci illumina sull’oggetto della nostra preghiera .”
Mons Petagna vedeva poi la luce di Cristo riflessa anche nella Chiesa, rappresentata dal suo vicario, il Papa.
Al suo ritorno dall’esilio, a Roma partecipò al Concilio Vaticano I, dove difese il dogma dell’Immacolata Concezione e l’infallibilità del Papa, quando, come maestro della Chiesa dalla cattedra di San Pietro, definisce la fede e la morale.
Ritornato a Castellammare di Stabia, nella sua cara diocesi, il cuore di questo Pastore si illuminò di Spirito Santo il Quale gli mise in animo di fondare un nuovo Istituto di suore per provvedere all’educazione di tutte le classi sociali e perché dessero gloria a Dio nella vita religiosa, con l’unirsi a Cristo Vittima d’amore per le creature umane, nacquero così le Vittime dei Sacri cuori, oggi Religiose dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
Anche in questi anni trovò non poche difficoltà anche a livello economico, ma si affidava sempre alla divina Provvidenza.
Gli anni dell’esilio minarono la sua salute, ma non tralasciò di fare quanto fosse necessario al bene della sua diocesi.
Quando le forze lo lasciavano, immerso nella luce della fede, che non aveva mai abbandonato, si gettò completamente nelle braccia di Dio.
Il 18 dicembre 1878 si spegneva al mondo, ma si apriva alla luce, promessa a tutti nell’eternità.
Chi ricorda la sua vita immersa nella luce di Cristo che lo rendeva sempre amabile, con il suo sorriso, ha lasciato scritto: “alla sua morte le lacrime dei poveri, soccorsi da lui, caddero nel seno di Dio. Iddio le raccolse e scesero sulla sua anima bella e candida, come luce celeste, raggio della bellezza eterna di Dio e scendono ancora su di noi come rugiada celeste.”
Il tempo storico vissuto da Mons. Petagna è lontano da noi, ma la società ieri come oggi attraversa periodi difficili, gli uomini ieri come oggi vivono momenti di buio. Il messaggio allora che oggi ci dona Mons Petagna è questo: vivere le comuni circostanze della vita, a volte gioiose e a volte dolorose, alla luce della fede, seguendo con costanza e impegno il Vangelo di Cristo, che viene per illuminare e indirizzare l’uomo per la via del cielo.
Mons. Francesco Saverio Petagna nasceva a Napoli nel 1812, il 13 dicembre, giorno della santa che porta il nome della luce: Lucia e nella sua vita si è lasciato sempre guidare dalla luce della fede, che ha ricevuto nel battesimo, il giorno stesso della sua nascita; fede che si è sviluppata nella famiglia con genitori onorati e devoti e alla tenera età di 14 anni, si è lasciato conquistare da una luce particolare che lo chiamava ad unirsi a Cristo, sommo Sacerdote per la salvezza degli uomini. Entrò in seminario e lì alimentava costantemente la sua fede con lo studio assiduo, soprattutto della Parola di Dio, che era diventata suo quotidiano alimento, con la preghiera in particolare alla presenza della SS. Eucaristia e con la carità che riversava sul prossimo bisognoso.
A 23 anni ricevette l’ordine presbiterale e il suo zelo si moltiplicava. Volendo portare la luce di Cristo agli uomini del suo tempo, immersi nelle tenebre, predicava con fervore e si rivolgeva sia alle persone colte e istruite, sia alla gente semplice, insegnando le principali verità della fede.
La sua profonda cultura era unita ad una grande umiltà, per cui traspariva in lui la luce, la grazia e la sapienza divina.
Si rendeva in lui palpabile la realtà delle parole da lui stesse pronunciate: “Iddio ha dotato il cuore dell’uomo non solo di doni naturali tali da farne una bella immagine simile a Lui, ma profuse in essa un’abbondanza di grazia da rendere quell’immagine pura, santa e riverberante in sé Dio stesso, di cui era immagine.”
Nella sua vita ha fatto trasparire sempre questa immagine di Dio stampata nella sua anima,con la carità che aveva verso tutti.
Non si risparmiò fatiche, né si curò di disagi per farsi tutto a tutti e per guadagnare le anime a Cristo; non sdegnò il servizio agli ammalati nell’ ospedale degli Incurabili e ai carcerati, divenendo l’angelo soccorritore di quelle miserie.
All’età di appena 38 anni fu scelto per l’esercizio episcopale: venne ordinato vescovo il 16 giugno 1850 e fu inviato nella diocesi di Castellammare di Stabia dove il suo impegno pastorale fu rivolto ai sacerdoti perché predicassero e istruissero il popolo, ma anche alla gente semplice e povera, alla quale si rivolgeva per alleviare ogni sofferenza e non vi fu povero o afflitto di corpo o di spirito che non sperimentò la sua grande carità. Di lui si diceva che era “la carità di Dio visibile in terra”, il suo cuore generoso fece splendere quella luce sfolgorante che è l’amore divino.
Diceva: “Nell’eternità non ci sarà più bisogno di essere illuminati dalla fede, perché saremo immersi nella sfolgorante visione di Dio. Qui sulla terra cammineremo sempre tra le tenebre e la sola guida ai nostri passi sarà la lampada della fede. Per non spegnersi, dovrà essere operante attraverso la carità.”
I moti rivoluzionari del 1860 costrinsero Mons Petagna a lasciare l’Italia, e fu inviato da Papa Pio IX in Francia, nella città di Marsiglia. Questo allontanamento dalla sua amata diocesi, fu per lui motivo di dolore, ma ogni avvenimento fu accolto “con la pace nel cuore, che gli faceva in ogni cosa adorare l’amorosa mano di Dio”( così scrive il suo successore, Mons. Sarnelli).
Anche nella sofferenza, non subisce l’esilio, ma lo vede alla luce del piano di Dio, come un modo per allargare il suo orizzonte di carità anche lì in Francia, dove era stato inviato.
Dall’esilio, dove le tenebre gli stringevano il cuore, si lasciava ancora illuminare dalla fede e incoraggiava anche i suoi diocesani a tener alta la fiaccola della fede.
Con l’esempio e con la parola diceva:
“Figlioli direttissimi, applicatevi ardentemente e incessantemente ad edificare la vostra casa con questi valevolissimi mezzi che sono la fede operante per la carità e la preghiera sostenuta da grande fiducia e ferma speranza in Dio. Crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore Gesù Cristo per non cadere nell’errore. Allorché la fede è ben illuminata, sarà per voi una splendente fiaccola che getterà tanta luce sulle tenebre della società umana. Al lume soprannaturale vedremo chiaro che le ricchezze vere sono in cielo, in Dio, unico tesoro degno di guadagnare i nostri cuori.
La fede va poi alimentata con la preghiera, con la richiesta a Dio di un lume per non brancolar nelle tenebre, di coraggio per superare gli ostacoli, di sollievo nelle sofferenze”.
Non per gloriarsi, ma per indicare se stesso come modello, come lui lo era di Cristo, scriveva ai suoi diocesani:
“Era per me dolcissimo aprire il cuore e sollevare l’affamato, il nudo, l’afflitto, quando ero in mezzo a voi, ma giacché piacque al Signore di separarmi dai poveri, e mi volle come uno di loro, mi rivolgo a voi, figlioli miei, perché continuiate voi a spezzare all’affamato il pane, a ricoverare il povero, a vestire l’ignudo. La carità spinge ancora oltre, a fare del bene a coloro che vi fanno del male, allora splenderà per voi la luce della grazia, finché il Signore vi accoglierà nella sua gloria.”
Nelle grandi afflizioni, si rivolgeva spesso a Maria Immacolata, e incoraggiava tutti ad invocarla quale tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie.
Mons. Petagna illustra con un esempio come la preghiera sia indispensabile perché la fede possa essere sempre ben illuminata:
“Come lo specchio ha bisogno della luce per riflettere l’oggetto, deve essere limpido, senza macchia, altrimenti ne verrebbe macchiato il ritratto e deve essere vicino all’oggetto per copiarne bene i lineamenti, così, quando Cristo si avvicina all’anima, essa deve avere la luce dello Spirito Santo che ottiene con la preghiera, la purezza del cuore e la consapevolezza di essere di fronte alla Parola di Dio. Ed è con la preghiera che possiamo ottenere il lume dall’alto, lo Spirito divino che ci illumina sull’oggetto della nostra preghiera .”
Mons Petagna vedeva poi la luce di Cristo riflessa anche nella Chiesa, rappresentata dal suo vicario, il Papa.
Al suo ritorno dall’esilio, a Roma partecipò al Concilio Vaticano I, dove difese il dogma dell’Immacolata Concezione e l’infallibilità del Papa, quando, come maestro della Chiesa dalla cattedra di San Pietro, definisce la fede e la morale.
Ritornato a Castellammare di Stabia, nella sua cara diocesi, il cuore di questo Pastore si illuminò di Spirito Santo il Quale gli mise in animo di fondare un nuovo Istituto di suore per provvedere all’educazione di tutte le classi sociali e perché dessero gloria a Dio nella vita religiosa, con l’unirsi a Cristo Vittima d’amore per le creature umane, nacquero così le Vittime dei Sacri cuori, oggi Religiose dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
Anche in questi anni trovò non poche difficoltà anche a livello economico, ma si affidava sempre alla divina Provvidenza.
Gli anni dell’esilio minarono la sua salute, ma non tralasciò di fare quanto fosse necessario al bene della sua diocesi.
Quando le forze lo lasciavano, immerso nella luce della fede, che non aveva mai abbandonato, si gettò completamente nelle braccia di Dio.
Il 18 dicembre 1878 si spegneva al mondo, ma si apriva alla luce, promessa a tutti nell’eternità.
Chi ricorda la sua vita immersa nella luce di Cristo che lo rendeva sempre amabile, con il suo sorriso, ha lasciato scritto: “alla sua morte le lacrime dei poveri, soccorsi da lui, caddero nel seno di Dio. Iddio le raccolse e scesero sulla sua anima bella e candida, come luce celeste, raggio della bellezza eterna di Dio e scendono ancora su di noi come rugiada celeste.”
Il tempo storico vissuto da Mons. Petagna è lontano da noi, ma la società ieri come oggi attraversa periodi difficili, gli uomini ieri come oggi vivono momenti di buio. Il messaggio allora che oggi ci dona Mons Petagna è questo: vivere le comuni circostanze della vita, a volte gioiose e a volte dolorose, alla luce della fede, seguendo con costanza e impegno il Vangelo di Cristo, che viene per illuminare e indirizzare l’uomo per la via del cielo.
sr Giovanna Paola










